10 canzoni contro la violenza sulle donne

rapist

Oggi è la Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne e noi (ogni giorno filo-grrrl) vogliamo ricordarvelo con l’arte che più amiamo. La musica spesso è portatrice di messaggi, spesso vuol far riflettere su ciò che della vita fa schifo. Lo stupro e la violenza verso una ragazza o una donna sono l’apoteosi dello schifo. Abbiamo scelto dieci tracce, due di gruppi maschili e otto di gruppi femminili, che trattano questo vomitevole argomento.

10) JANIE’S GOT A GUN – AEROSMITH (Pump, 1989)

What did her daddy do?
It’s Janie’s last I.O.U.
She had to take him down easy and put a bullet in his brain

La band di Steven Tyler è forse una delle prime a sdoganare in modo così forte un argomento come lo stupro da parte di un padre a una figlia. Janie subisce le violenze del genitore e l’unico modo che trova per reagire è farlo secco. Nel ritornello Tyler la spinge a correre via (dal dolore e dalla polizia) e beh, anche da queste parti, incitiamo Janie.

 

9) POLLY – NIRVANA (Nevermind, 1991)

Polly wants a cracker
I think I should get off her first
I think she wants some water
To put out the blow torch

Kurt Cobain scrisse il testo di ‘Polly’ dopo aver saputo di un fatto di cronaca accaduto a Tacoma nel 1987 quando una quattordicenne uscita da un concerto punk al Community World Theatre venne rapita da uno stronzo di nome Gerald Friend che la seviziò e torturò per giorni. Il leader dei Nirvana, uno degli uomini più femministi che abbiano calpestato questo mondaccio, provocatoriamente scrisse le liriche utilizzando il punto di vista dello stupratore.

 

8) DEAD MEN DON’T RAPE – 7 YEAR BITCH (Sick ‘Em, 1992)

I don’t have pity, not a single tear
For those who get joy from a woman’s fear
I’d rather get a gun and just blow you away
Then you’ll learn first hand

Prima canzone scritta da una band femminile, le 7 Year Bitch, come per il brano degli Aerosmith la reazione allo stupro è una bella pallottola perché “gli uomini morti non stuprano”.

 

7) STOLEN ROSES – KAREN ELSON (The Ghost Who Walks, 2010)

He thorns on the roses cut through my skin
the vultures flew down and then pecked
what lay on the surface was a tiny crack
and below was a gigantic wreck
so I held my head down and I dealt with the blows
In hope that I’d soon be free to go where the stolen roses grow
to forget I have bad memory

La modella-cantante Karen Elson denunciò la violenza sulle donne per mezzo di murder-ballads come ‘Stolen Roses’ che racconta gli ultimi momenti di una ragazza prima di spegnersi a causa della violenza del suo compagno.

 

6) HOLE – DICKNAIL (1991)

I said, I said: “Stop”
I did what you said
I did what you want
I was a good girl
I was a good girl
I said I said
I said: “No”

Anche le Hole di Courtney Love usarono l’abuso da parte di un padre per denunciare la violenza sulle donne. Nei primi dischi e singoli tematiche come questa sono presenti in ogni dove, ma il b-side ‘Dicknail’ ne è l’esempio più esplicito e crudo.

 

5 DEATH OF A WHORE – JULIETTE AND THE LICKS (Four On The Floor, 2006)

Come on bitch, or should I call you a whore?
Knocked to the floor, my head opened and poured
I been raped and battered and stuffed like a dog
A ravaged animal, a slaughtered hog
Black turns to white, am I talking to God?

Juliette Lewis con i suoi Licks presentò la tematica trattando della morte di una prostituta picchiata a sangue da un aguzzino, le liriche descrittive fanno quasi vivere quei terribili momenti dal pestaggio agli ultimi istanti di vita della donna che si appella inutilmente a Dio.

 

4) CAN I RUN, L7 (Hungry For A Stink, 1994)

Switch to paranoid from having fun
Will he use his hands, knife, or a gun?

Uno dei rari casi in cui le L7 affrontarono la violenza sulle donne per mezzo delle liriche, solitamente preferivano farlo in maniera più concreta ad esempio organizzando il festival benefico Rock For Choice. ‘Can I run’ parla del momento in cui una ragazza che viene molestata quotidianamente si rende conto che deve reagire e lasciarsi tutto alle spalle con tutte le paure che ne conseguono.

 

3 SUCK MY LEFT ONE – BIKINI KILL (Revolution Girl Style Now, 1991)

Daddy comes into her room at night
He’s got more than talking on his mind
My sister pulls the covers down
She reaches over, flicks on the light

Bikini Kill, la band che ha combattuto di più ogni forma di violenza sulle donne e ha spinto tutte le ragazze all’autoconsapevolezza. A quei tempi il machismo era predominante più di quanto non sia adesso e due studenti di nome Kathleen Hanna e Tobi Vail iniziarono la loro lotta per mezzo delle fanzine e della musica. Hanno fatto un ottimo lavoro. In ‘Suck My Left One’ una ragazza vede la sorella abusata dal padre e la madre che lascia fare. Bello schifo.

 

2 BLACK EYE – FLUFFY (Black Eye, 1996)

I’m gonna leave you, I’m gonna leave you
When I get the strength to

Questo pezzo purtroppo è autobiografico: Amanda Rootes lo scrisse ripensando alle botte che il padre le dava da bambina.

 

1 EVERY SIX MINUTES – CLAM DANDY (Prey For Rock & Roll Soundtrack, 2003)

Every six minutes someone says no, every six minutes she gets ignored

‘Prey For Rock & Roll’ è un film stupendo che parla di una riot band un po’ attempata dove è forte la denuncia verso lo stupro. Eccezionale anche la colonna sonora del gruppo Clam Dandy con alla voce la stessa protagonista Gina Gershon e delle guest come la chitarrista Gina Volpe (Lunachicks) e la mitica Samantha Maloney alla batteria. ‘Every Six Minutes’ segue il momento più tragico del film e parte dal triste spunto che ogni sei minuti nel mondo avviene uno stupro, forse vi ho detto troppo. Ma una cosa in più voglio dirvela: vaffanculo a chi picchia e stupra una donna o una ragazza.

 

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