Pin Up Noise – Dimetoato EP (La Clinica Dischi), recensione

pin-up-noise

Non mi sconvolgeranno la vita, ma i Pin Up Noise con il loro nuovo EP Dimetoato dimostrano di essere tra gli ormai pochissimi in Italia che fanno musica con passione e senza la malizia di chi suona solo per portarsi a casa il Tenco e due fighe.

Il titolo del disco richiama le scorie tossiche emanate nel 1988 a Massa (città della band) dalle due esplosioni della Farmoplant: “i Pin Up Noise vogliono compiere il loro piccolo disastro musicale’ e far riflettere sui benefici e sui danni del progresso scientifico-tecnologico.

Ritmica, varietà e la sincerità emanata sono i punti forti dell’EP, le liriche (che spesso si rifanno al dopo-sbornia) e le linee vocali non molto curate quelli deboli.

Il singolo ‘Sbronzo e confuso’ aiuta a capire: 6 minuti tra rallentoni, feedback, quattro quarti e un cantato che segue troppo la batteria.

‘Eternoia’ si apre invece con una parte molto punk-rock nostrano con un intermezzo grunge, ma senza tonfi allo stomaco.

‘Sergio’ potrebbe essere una cover dei CCCP (che infatti vengono citati nel testo).

I due brani finali sono quelli che mi hanno colpito maggiormente in positivo: ‘Non ci soddisfano’ ha un atmosfera molto ‘Jack Frusciante è uscito dal gruppo’ e un testo che finalmente merita applausi a scena aperta, cito: “C’era un rumore in lontananza eri tu che ascoltavi i Sonic Youth/eri tu che ascoltavi gli Smiths (…) Vasco Brondi non ci soddisfa, Brunori non ci soddisfa, Lo Stato Sociale non ci soddisfa, Dente non ci soddisfa”, era ora: qualcuno con un po’ di coraggio e un po’ di gusto!

A chiusura troviamo la canzone di protesta ‘Lo Stato’ che, dal punto di vista prettamente musicale, mi sembra quella più riuscita e originale.

In conclusione mi auspico che il gruppo resti in piedi, conservi questa genuinità e, perché no, che un giorno possa sconvolgermi l’esistenza.

Qua potete ascoltare Dimetoato:

Gaben – Vado (Vina Records), la recensione

Copertina_Vado

Un album che si muove, in maniera molto probabilmente intenzionale, in precario equilibrio; si tratta del secondo disco solista di Alessandro Gabini alias Gaben.

Il lavoro, pubblicato per Vina Records, si intitola Vado: una scelta dettata dal fatto che la sua gestazione è nata da un percorso creativo itinerante tra Pescara, Roma, Milano e Dublino.

Punto forte del disco è la produzione, d’altronde Gaben ha prodotto Sheepwolf di Viola (o Violante Placido o Aidi) e per la sua seconda fatica si è avvalso della collaborazione di Stefano Mariani (già tecnico del suono di Silvestri, Donà, Vecchioni e Nannini) che si è occupato di master e mix.

L’apertura ‘Niente Paura’ fa pensare di trovarsi ad ascoltare del semplice electro-pop-rock efficacemente portato avanti da un uso sapiente delle ripetizioni, ma con la successiva ‘Astensione’ (la canzone più breve) s’insinua la vena punk-rock di Gaben e persino un filo di noise. In ‘Tutto Strano’ ci sono anche dei feedback che però lasciano il lavoro perfettamente tra le righe.

Tra i pezzi migliori ‘Buongiorno’ che, a dispetto del titolo, si muove tra suoni cupi e rallentati, ‘Slegati’ scritta a quattro mani con Violante Placido, la misantropa ‘Persone’ e la title-track, una piacevole nenia che si sviluppa attraverso i versi umorali “vado contro di me per stare al passo della mia coscienza, vorrei fare tante cose ma non ne ho voglia”.

La disillusione dei testi di Gaben sembra sciogliersi proprio nell’ultima traccia ‘Tutto Liscio’, ma siamo proprio sicuri che sia un lieto fine e non un buon uso dell’arte del cinismo?

Vado si merita, in definitiva, un giudizio positivo da parte mia e un ascolto da parte vostra, eccovelo (e sotto i crediti):

Testi e musiche di Gaben
Eccetto:
“Tutto strano” (A. Gabini, A. Moscianese)
“Slegati” (A. Gabini, V. Placido)
“Buongiorno” (A. Gabini, M. Vitelli)

Gaben: voce, chitarra elettrica, basso, synth, programmazioni, batteria (03, 07)
Andrea Moscianese: chitarra elettrica (04, 06, 07, 11), Fender Rhodes (06), marimba e glocken (07)
Piero Monterisi: batteria (04, 07, 11)
Mino Vitelli: batteria (02, 05), xilofono (09), percussioni

Produzione artistica: Gaben
Mixato e masterizzato da Stefano Mariani al Stripe Studio (MI)
Disegni e layout: A. Gabini

Prodotto da Gaben in collaborazione con Vinabros

Label & Management: Vina Records
Foto Promo di Emanuela Barbi

L’ho ascoltato con le farfalle nello stomaco e ve lo recensisco

1035x1035-Cobain_MOH_DLX_RGB

Non doveva uscire, ma è uscito. Beh, anche i diari e tutto il resto. Chiudiamola e ascoltiamocelo. In questa epoca dove tutti hanno tutto di tutti eppure non sanno un cazzo doveva succedere, anche se da queste parti gli anni ’90 non sono proprio finiti.

Quando ho premuto play mi son venute le farfalle nello stomaco come quando al liceo vedevo la ragazzina che mi piaceva e a disco è finito le farfalle sono rimaste.

Adesso ci vorrebbe la parte tecnica, l’opinione, la critica. Certo, mi tiro su le maniche e la faccio premettendo di farlo con cognizione di causa, da stronzo divoratore onnivoro di nirvanate. La premessa è doverosa perché ho letto qualche recensione forzosamente sul negativo nella quale però si intuivano alcune lacune come l’ignorare che ‘Beans’ era già arciuscita decenni fa.

Cosa c’è in ‘Montage Of Heck: The Home Recordings – Deluxe’ di Kurt Cobain?

Tanti esperimenti che mi ricordano quando facevo lo scemo con lo walkman: nell’intro della traccia di apertura ‘The Yodel Song’ che non ha un testo ma una linea vocale e quella struttura strofa/ritornello/bridge che dà quella impronta Nirvana prima di un finalino noise e Cobain che dice: “Questa chitarra sembra scordata, è rotta!”, in questa categoria va citato lo speech ‘1988 Capital Lake Commercial’ una parodia per pubblicizzare un concertino a Olympia con Swallow, Nirvana, My Name, Infamous Menagerie.

In alcuni brani Kurt soffoca il suo caratteristico urlo come se non volesse disturbare qualcuno in casa vedi ‘You Can’t Change Me / Burn My Britches (…)’ o ‘Reharsh’, in entrambi gli episodi è palese il lavoro in essere per costruire una canzone (nel primo farfuglia: “Bass part” e nell’altro canta: “Solo, solo, solo, solo, chorus, chorus”).

Ci sono anche dei bei riff con chitarra elettrica: ‘Reverb Experiment’ o ‘What More Can I Say’, delle palesi ricerche di tonalità (‘Desire’) e due telefoni che squillano mentre compone.

Parti alle quali prestare attenzione:

‘Aberdeen’ dove si rivivono le atmosfere del docu-film di Brett Morgen con Kurt che racconta in prima persona una parte della sua adolescenza di merda quando è stato buttato fuori di casa, si è trasferito dai nonni, dagli zii, ha scoperto la weed, ha bazzicato dei fighetti del cazzo, ha tentato (su avance di lei) di scopare una ragazza grassa alla quale puzzava la vagina, il padre di lei ha scoperto che qualcuno “aveva cercato di approfittare della figlia”, i compagni di scuola hanno detto a questi che era stato “il ritardato” e lui ha tentato di buttarsi sotto il treno delle undici.

‘Clean Up Before She Comes’, devo premettere che la versione conosciuta è sempre stata la canzone che mi è piaciuta meno dei Nirvana e di Cobain e che, per certi versi, mi ha sempre fatto venire in mente I Neri Per Caso, beh qua mi si riabilita. Questa versione è più scarna e il mood è decisamente grunge.

I pezzi più belli per il momento direi che sono la già conosciuta cover dei Beatles ‘And I Love Her’, la rancorosa e basata su una linea di basso ‘She Only Lies’ e ‘Poison’s Gone’ dove a un certo punto gli si rompe la voce.

Vi assicuro che 10’19” di ‘Do Re Mi’ in fondo non stancano assolutamente.

Non sarà curato, non avrà le atmosfere dell’Unplugged, ma ritrovare questa perduta anima affine e sentire che cazzo combina nella sua cameretta è stato bello, nonostante tutto.

Omid Jazi – ‘Tooting Bec’, recensione

tooting bec

Premessa: Omid Jazi è un ragazzo cresciuto tra la musica e che di essa si è fatto un’idea sana. Dopo aver militato in gruppi e grupponi underground si è messo in proprio sfornando nel 2012 ‘Lenea’ un EP bello diretto che, affinato, ha originato il primo disco vero e proprio ‘Onde Alfa’ uscito l’anno successivo. Poi Omid ha smesso definitivamente di credere nel mercato discografico italiano. Forse si è anche stufato del modo in cui esso può mutare le idee sane e la verve underground di cui sopra in pappa mainstream da dare in pasto a giovani cavie, lasciando fuori chi ancora crede nell’arte e nella propria integrità morale, ed ha fatto le valige per Londra. Un classico esempio di fuga dei cervelli. L’artista ha trovato nella capitale del Regno Unito quella terra promessa che cercava, ci ha dato dentro con il suo lavoro di produttore e ha sfornato il suo secondo album ‘Tooting Bec’ uscito (per scelta) non per un’etichetta, ma per la casa editrice Nexus Edizioni.

In ‘Tooting Bec’ c’è tutto questo percorso tradotto in forma neopsichedelica. Il disco è un cocktail di suoni acustici e elettronica, un esempio di come uno spiazzante cambio di tempo possa essere armonioso (Entanglement), un gustoso frullato di passato remoto e futuro tra riferimenti nelle liriche che vanno dalle antiche culture religiose alla quantistica; ma ci sono anche quegli elementi empatici imprescindibili per i divoratori di musica: l’introspezione terapeutica (dal “non sono niente finalmente” di Anomalia al “tutto ciò che posso immaginare accade semplicemente perché io sono” di Maddalena -15 Minutes Left-), l’amore tra dissacrazione e esigenza come in Eggregora, la rabbia e la disillusione che sanno tanto di una lettura critica sul nostro Paese motivata da quanto scritto in premessa (geniale il neologismo “spaghettificazione” in Multiverso).

‘Tooting Bec’ è un album da ascoltare assolutamente. Il prodotto, per la sua ricchezza di spunti, è di quelli che più si ascoltano più si introiettano. Il disco è una risposta pratica all’indie da supermarket che purtroppo ha la meglio in Italia e non permette a artisti di grande testa/talento di sperimentare o innovare pena l’esclusione dal mercato che conta ed è la conferma di quanto Omid Jazi sia un profondo conoscitore della musica, un fine artigiano del settore, un instancabile ricercatore del suono. Paradossalmente (?) uno dei pochissimi lavori italiani interessanti e fatti con l’anima del 2015 è stato assemblato oltre Manica.

TRACKLIST:

1. Vento Solare
2. Anomalia
3. Kavod
4. Entanglement
5. Eggregora
6. Nuce Antibullica
7. Maddalena (15 Minutes Left)
8. Piattaforma Madre
9. Multiverso
10. Lettore di Ologrammi

Per assaggiare ‘Tooting Bec’: https://www.youtube.com/watch?v=fkYt4-SRXrc&feature=youtu.be

Per acquistare ‘Tooting Bec’: http://shop.nexusedizioni.it/tooting-bec.html

Per seguire Omid Jazi su Facebook: https://www.facebook.com/pages/Omid-Jazi/208800615799779?fref=ts

‘Cuore’ – IlNero, recensione del primo EP della band di Cabo

IlNero - Cuore (2015)

Tredici minuti che ci restituiscono ufficialmente un pezzo di storia contemporanea della musica italiana che ci piace. Beh, in realtà per questa recensione il tempo si è gradevolmente dilatato raggiungendo l’oretta. ‘Cuore’ è il fresco EP de IlNero, la nuova band di Gianluigi Cavallo, Cabo per fan e addetti ai lavori, che nella sua line-up conta alla chitarra ritmica anche il figlio del frontman Sebastiano ‘Zeb’.

‘Cuore’ si apre con il piano, poi subentra l’elettricità delle chitarre e quella voce che tanto ci mancava. Il brano è un invito esplicito a non mollare mai di fronte alle difficoltà, un testo ben riuscito di cui mi piace citare una delle frasi del ritornello: “Prova a dire no! Spegni il tuo cervello e torna a usare il cuore!”. Il tappeto musicale fila via a tempo di metronomo e tutta la band tra un bridge e l’altro fa sentire le proprie doti.

Il secondo pezzo è ‘Soli e unici’ una canzone d’amore malato un po’ ballata un po’ graffiata. Anche qui le liriche sono notevoli: “La pioggia forte finirà  nei tuoi occhi piano poi si riposerà, l’ultima lacrima scenderà scegliendo attenta ogni linea…”. Questa canzone era già stata sdoganata dalla band che aveva diffuso sui canali social la versione presa dall’unico live prima di andare in studio per registrare il suo primo lavoro ‘E=MC2 – Essenza di Macchina Cuore Cervello’.

A chiudere l’EP la cover ‘Heroes’ di David Bowie che Cabo rilasciò a inizio 2014 facendo venire un tuffo al cuore ai numerosi fan che lo seguono dai tempi dei Litfiba e che, alla fine, l’hanno invogliato a tornare sulle scene. Un’esecuzione da brividi della durata di sei minuti (il doppio rispetto all’originale) che dà al brano del Duca Bianco la personalità del Duca Nero.

L’EP ci ridà Cabo e ci dà al contempo una band affiatata con tanta voglia di suonare e che certamente potrà prendesi il suo meritato spazio nella scena rock italiana, la line-up de IlNero è:

* Cabo – Gianluigi Cavallo – voce e chitarra

* Joe Nocerino – chitarra solista e cori

* Sebastiano Cavallo – chitarra ritmica e cori

* Riccardo Rossi – basso

* Nunzio Bisogno – tastiere e programmazioni

* Daniele Timo Secondi – chitarra acustica e cori

* Francesco Bravi – live veejay

L’EP di ‘Cuore’ è scaricabile gratuitamente sul sito della bandhttp://www.ilnero.it dove si possono trovare anche tante altre gustose sorprese.

Il disco ‘E=MC2 – Essenza di Macchina Cuore Cervello’ sarà presentato ufficialmente con un concerto all’Hard Rock Cafè di Firenze venerdì 16 ottobre.

Alle prove dei proto-Nirvana, una recensione-racconto

Bene, come promesso una recensione delle ultime robe che ci ha donato RareNirvana.

87

Immaginate di essere nella schifosa Aberdeen e di esser uno dei tre-quattro amici di Kurt, quel biondino timido e fuori di testa, o di quello alto un po’ tontolone che si chiama Krist e viene da chi cazzo sa dove. Quelli là suonano e cambiano nome e batterista a ogni stagione, adesso hanno un certo Aaron. Beh, che fare oggi? Noia per noia andate a sentire che combinano alle prove.

Arrivate e salutate con la testa, è tutto un fischio e un ronzio là dentro, vi mettete a sedere per terra e tenete d’occhio la scaletta.

Questa che inizia è ‘If You Must’, l’avete già sentita l’altra volta. Si sente che è una canzone primitiva e che il testo sarà rimaneggiato ma se questi avessero qualcuno che gli sistema i suoni e si sciogliessero potrebbe essere un gran bel pezzo.

Love Buzz? Ah sì, quella degli Shocking Blue, quella band hippie che piace a mio padre e al bassista tontolone che la suona con un effetto che ricorda le sonorità originali, poi beh c’è Kurt che con quella chitarra non la smette di graffiare e si torna nella grigia Aberdeen, potrebbe anche urlare meno in questa canzone, no?

Anorexorcist, smettila di cantare come Lemmy, bravo, sì ma un po’ di entusiasmo, ecco che urla e come urla!

Floyd The Barber, ahaha se ripenso a quello show! Però si sente che con questa sono pronti!

Mexican Seafood, come gli vengono certi titoli? Ma che farfuglia? Beh dai, Kurt sei un po’ indeciso ancora su questa.

Questa come si chiama? (Unknown 3) Che bel casino, rumore rumore piacevole rumore. Ogni tanto parla e poi grida, beh sa farlo, bravo biondo!

White Lace And Strange, mi stanno entrando nell’orecchio, ci piace! Kurt sta studiando un po’ la tonalità definitiva, d’altronde siamo in sla prove!

Solo un riffettino di pochi secondi? (Unknown 1)

Spank Thru, anche su questa van sicuri.

Pen Cap Chew, buona! Bravi!

Downer, bella l’apertura di quell’Aaron (anche se si vede che gli sta sulle balle), un po’ rozzetta ma anche qua van sicuri.

Gypsies, Tramps And Thieves! Cher! Oh no, Krist va al microfono ahaha, che vocina ridicola poi con quella chitarra sotto!

Hairspray Queen, mi si è adombrato il Kurt, mi pare un po’ insofferente. Ecco che la chiude con urla sguaiate…

Mrs. Butterworth (Unknown #2) buona quella robaccia! Beh, questa è una canzone tipica di questo gruppo che sta cercando un suono per andare chissà dove, siamo ad Aberdeen ragazzi… Datemi una sigaretta o vado a prendere aria!