Intervista a Omid Jazi

Omid Jazi, polistrumentista neopsichedelico, autore dell’album ‘Tooting Bec’ (Nexus Edizioni), si è prestato alle domande di Paper Cuts sul suo percorso umano e musicale. Ecco l’intervista:

Per la formazione di un musicista sono sempre importanti i primi approcci sia attivi che passivi con questa arte. Nel tuo caso lo stimolo primordiale è arrivato dalla famiglia, cosa ricordi di quel periodo e come hai sviluppato il tuo gusto musicale?

Ho sempre ascoltato musica fin da quando ero piccolo perché mio padre suonava la tradizionale persiana e mi coinvolgeva nei suoi progetti. Non credo di aver sviluppato la consapevolezza del mio gusto, vado ancora per tentativi, sto cercando il mio vero io.

 

La tua tenacia e le tue qualità sono emerse sin dalla giovane età, con i progetti Water In Face e Supravisitor ti sei tolto diverse soddisfazioni, ma allo stesso tempo forse ti hanno lasciato per la prima volta  disillusione e consapevolezza che in Italia per ‘andare da qualche parte’ ci vuole altro. Quali sono stati i momenti migliori e peggiori di quella fase della tua carriera?

È curiosa la premessa che fai ma non mi interessano le dinamiche di mercato. Spesso leggo le interviste degli artisti e mi sento male. La musica è quello che faccio, è un filo conduttore unico, non c’è una destinazione.

Poi la parentesi Verdena, anche quell’esperienza avrà avuto alti e bassi: ne vuoi parlare?

Non mi interessa parlarne in pubblico così come in privato solo per soddisfare le curiosità, solo io e loro possiamo sapere o capire cosa significhi una cosa del genere. In genere penso sia così quando delle persone condividono qualcosa di importante.

Dal 2012 hai deciso di fare tutto (o quasi) da solo e con l’EP ‘Lenea’ hai dimostrato che non era proprio una brutta idea. L’EP è stato il punto di partenza per il tuo primo album ‘Onde Alfa’ dove le sue istanze si sono tradotte in un prodotto più sperimentale e fortemente onirico. Due lavori che sono stati al contempo punto di partenza e punto di arrivo, dopo il trasferimento a Londra e l’uscita di ‘Tooting Bec’ come rileggi quel tuo periodo artistico?

Come è fare un disco da solo? Me lo chiedono in tanti, in troppi. In realtà bisogna sforzarsi per capire che non è proprio così, è un po’ diverso. Negli ultimi due anni le esperienze che ho fatto qui a Londra sono state importanti e il disco deve parlare da sè per chi ha voglia di ascoltare, “no bullshits” come si dice qui, nel disco c’è tutto quello che a parole è inutile dire. Modena per ora non mi manca ma niente foto al London Bridge o alla Rough Trade, mi spiace.

Un’esperienza particolare su cui soffermarsi riguarda la musicoterapia: un paio di anni fa infatti sei stato chiamato dal Dipartimento di Psichiatria di Modena e Reggio Emilia per un progetto, cosa hai cercato di dare e cosa hai ricevuto con quell’esperienza?

Troppo personale anche questa domanda soprattutto perché esula da quello che sono qui a fare, fare conoscere questa musica chiamata ‘Tooting Bec’.

Ed eccoci al momento in cui hai lasciato l’Italia direzione Londra, come sei arrivato a questa decisione? Nel Regno Unito hai trovato ciò che cercavi? Le differenze tra i due Paesi in ambito musicale e culturale sono veramente così grandi?

Sei tu il tuo centro, non importa dove sei. Il dibattito si fa politico, ma di cosa stiamo parlando? Non siamo tutti uguali ovunque e comunque? Alla fine siamo sempre noi, ovunque siamo. In centinaia vengono qui solo per fare i fighi, io Londra invece l’ho vissuta veramente come città e continuo a farlo.

Da Londra ecco il secondo album ‘Tooting Bec’: io ne ho già parlato, tu come ne parleresti?

Direi che è un disco. Parla da sé per chi ha voglia di capire.

 

Volendo far uscire ‘Tooting Bec’ per una casa editrice e non per un’etichetta discografica hai dato un segnale importante, non credi?

Tu cosa dici?

 

Restiamo in ambito letterario, si capisce anche dai tuoi testi che qualche lettura la fai. Libro della vita e libro sul comodino?

Le prime letture che ho fatto sono state importanti. Nietzsche e Freud, il sufismo come anche i romanzieri russi, ma ora vado su cose più esoteriche.

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Un gran bel segnale alle dinamiche del mondo discografico italiano lo hai dato, mi riferisco al fatto che il brano ‘Entanglement’ di ‘Tooting Bec’ è stato inserito in una compilation di Sonofmarketing dedicata alle migliori novità internazionali del momento. Ci hai riflettuto in questi termini?

Sì, però non mi soffermo troppo a pensarci perché non ci esce nulla di buono. Penso che sia una bomba ma solo nei termini di attenzione che SOM ha dimostrato nei miei confronti.

 

‘Tooting Bec’ live, ci hai pensato? Ci stai lavorando? Come e dove te lo immagini?

Sì me lo sono immaginato. E continuo a farlo. Immagino sempre tante cose.

Come descriveresti le scene indie e underground italiane? Quali sono le dinamiche che portano gli artisti al successo? Cosa ci sarebbe da cambiare?

Il successo, che brutta parola, io la eliminerei dal vocabolario che concerne l’ambito musicale. La chiamerei felicità, o meglio soddisfazione? Ma anche queste sono cose passeggere. Dobbiamo toglierci dalla testa che l’artista deve fare successo. Se tu la mattina vai a lavorare non è detto che lo fai per avere successo. Mi segui? Come dicevo prima, non sono dentro a queste cose.

Non sei solo un polistrumentista, ma anche un produttore. Con chi stai lavorando attualmente e di quale lavoro che hai fatto in questa veste vai fiero?

Non sono un produttore, non mi accalappio questa nomenclatura, non mi piace sentirmi dire che sono questo o quello come se ci fossero due canali… Ho lavorato e mi sono fatto coinvolgere in progetti di altri gruppi o artisti. Sono entrato con tutto me stesso nel loro viaggio e l’ho fatto mio. Questa per me è la collaborazione, ognuno è una parte del tutto e ne diventa l’essenza stessa.

 

Stai già pensando al prossimo passo dell’Omid musicista?

Sì fin troppo, infatti spero di smettere il prima possibile. Altrimenti non sarebbe come deve essere.

 

Tra i dischi italiani del 2015 (mainstream e non) ce n’è qualcuno che ti ha colpito favorevolmente?

‘Die’.

 

Chiudiamola così: girami un link Youtube che vorresti in calce all’intervista (un tuo pezzo, il pezzo di un artista che ti ha segnato, lo spezzone di un film, quello che vuoi) tante grazie per la tua disponibilità e cari saluti!

https://youtu.be/1uYWYWPc9HU

E adesso un paio di link ve lo lasciamo noi…

La nostra recensione di ‘Tooting Bec’: https://papercutsmagblog.wordpress.com/2015/10/21/omid-jazi-tooting-bec-recensione/

Per acquistare ‘Tooting Bec’: http://shop.nexusedizioni.it/tooting-bec.html

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