Lucca ricorda Piffe, evento benefico a dicembre

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Se ne è andato un mese e mezzo fa, a 37 anni, nel suo letto di Budapest dove si era fatto una famiglia con la compagna e due bimbi, ma le radici di ‘Piffe’ erano a Lucca e in Lucchesia: una terra che qualche anno fa era una piccola Seattle dove i musicisti si aiutavano e diventavano compagni per la vita. Per ricordare Emanuele il prossimo sabato 23 dicembre si terrà un Memorial in quel Foro Boario dove ha suonato e visto amici suonare tantissime volte. Sarà una serata come sarebbe piaciuta a lui: 12 ore di musica non stop con 13 gruppi (4 reunion da urlo) e 4 DJ, l’inaugurazione di un murale, bar e food truck. La serata si propone di raccogliere fondi per la famiglia di Piffe alla quale sarà devoluto l’intero incasso.

A salire sul palco ci saranno band molto conosciute a Lucca, alcune delle quali hanno ottenuto un discreto successo nazionale ed internazionale (Acid Brains, Formiche nell’Orto, Nido di Vespe, Cruel Experience, Violentor e Missili) e 4 reunion che daranno certamente molte emozioni ai presenti: innanzitutto gli Unnamed (il suo gruppo con Sara, Daniele e Martino) e poi… Atman, La Ghenga del Fil di Ferro e Reazione Violenta, complessi che a Lucca hanno scritto una piccola grande storia e dei quali si sente parlare a distanza di oltre dieci anni.

Tutte le info in aggiornamento sulla pagina Facebook dell’evento: https://www.facebook.com/events/362902937492143/

Di questa piccola grande storia (per la parte piccola) ha fatto parte anche il sottoscritto che nella ‘little tribe’ lucchese ha qualche amico per la vita. All’epoca avevo una band (i Michael’s Classroom): con gli Unnamed abbiamo condiviso un paio di volte il palco (una delle quali proprio al Foro Boario) e Piffe ha registrato, messo a posto i suoni, suonato il basso e avuto il coraggio di farmi suonare alcune parti di chitarra nel nostro unico lavoro degno di questo nome (anche per merito suo); poi ci sono i ricordi personali, che devono rimanere tali, di ventenni legati dalla passione per la musica. Noi la reunion non possiamo farla ma l’anno prossimo chissà… perché l’intenzione dei Lucca City Rockers è quella di continuare a ricordare Emanuele, una persona che ha dato veramente tanto al movimento musicale lucchese.

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Thegiornalisti a 23 euro? 5 modi per spendere meglio i tuoi soldi

Sopravvalutare gente che non ha niente da dire o che non ha proprio il buon vecchio piglio è ormai la cosa che riesce meglio alle fanbase e agli addetti ai lavori che gironzolano tra le webzine che contano e tra i locali che contano (i soldi).

“Sopravvalutare” anche in senso stretto, eh! Sto parlando di prezzi, mercato, crisi e di loro: fruitori di paghette e bonus per i 18enni, neet, babbei fuoricorso, webzinari gratis con i soldi di papà, youtuber che non conoscono l’italiano etc. tutta gente che manda sold out band senza né arte né parte.

Okay, ero giovane e mi piacevano i Verdena, me li son visti un fracco di volte, ma quando il prezzo del biglietto superava 10 euro ero il primo a sventolare bandiera bianca: pensavo semplicemente che fossero dei ragazzi come me e che non andassero trattati come star (la storia mi ha dato ragione) e pensavo che i loro concerti non dovessero costare quanto (che ne so) un live dei Mudhoney che porca puttana mi vengono da Seattle con il sussidiario sottobraccio.

Oggi sono incappato per l’ennesima volta su una sponsorizzata di un live di una delle band che INSPIEGABILMENTE sta facendo furore dopo anni di onorata gavetta, i Thegiornalisti, prezzo: 23 euro.

Non addentrandomi oltre vi propongo una serie di acquisti che potreste fare con la stessa cifra, diciamo cose più utili e anche più piacevoli, voilà:

5. Hitler – Der Aufstieg des Bösen [2 DVDs]

Eh, mi fate salire il nazismo e ho bisogno di rilassarmi con una docu-fiction in doppio DVD, fatelo anche voi, avete bisogno solo di quei 23 euro!

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4. Una ceretta inguine + ascelle

Stesso prezzo, ma indubbiamente meno dolorosa di un concerto dei Thegiornalisti.

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3. Tre bottiglie di stura water

Non so perché, ma il podio è prettamente scatologico. Al terzo posto: procuratevi tre bottiglie di stura cesso (23 euro, ovvio) che se vi venisse voglia di andare alla prossima data potrebbero servirvi (prevenire è meglio che curare).

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2. Duecentotrenta rotoli di carta igienica del discount 

Vuoi mettere? Sempre che non ci pensi mammà.

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1. Un clistere, e che clistere!

Atto di coraggio per atto di coraggio io sceglierei questo, costa anche qualche centesimo in meno di un concerto dei Thegiornalisti. Poi cazzo… il packaging è una cosa surreale e tra Love Shower e Thegiornalisti non c’è confronto neanche a livello di nome, direi.

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Pin Up Noise – Dimetoato EP (La Clinica Dischi), recensione

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Non mi sconvolgeranno la vita, ma i Pin Up Noise con il loro nuovo EP Dimetoato dimostrano di essere tra gli ormai pochissimi in Italia che fanno musica con passione e senza la malizia di chi suona solo per portarsi a casa il Tenco e due fighe.

Il titolo del disco richiama le scorie tossiche emanate nel 1988 a Massa (città della band) dalle due esplosioni della Farmoplant: “i Pin Up Noise vogliono compiere il loro piccolo disastro musicale’ e far riflettere sui benefici e sui danni del progresso scientifico-tecnologico.

Ritmica, varietà e la sincerità emanata sono i punti forti dell’EP, le liriche (che spesso si rifanno al dopo-sbornia) e le linee vocali non molto curate quelli deboli.

Il singolo ‘Sbronzo e confuso’ aiuta a capire: 6 minuti tra rallentoni, feedback, quattro quarti e un cantato che segue troppo la batteria.

‘Eternoia’ si apre invece con una parte molto punk-rock nostrano con un intermezzo grunge, ma senza tonfi allo stomaco.

‘Sergio’ potrebbe essere una cover dei CCCP (che infatti vengono citati nel testo).

I due brani finali sono quelli che mi hanno colpito maggiormente in positivo: ‘Non ci soddisfano’ ha un atmosfera molto ‘Jack Frusciante è uscito dal gruppo’ e un testo che finalmente merita applausi a scena aperta, cito: “C’era un rumore in lontananza eri tu che ascoltavi i Sonic Youth/eri tu che ascoltavi gli Smiths (…) Vasco Brondi non ci soddisfa, Brunori non ci soddisfa, Lo Stato Sociale non ci soddisfa, Dente non ci soddisfa”, era ora: qualcuno con un po’ di coraggio e un po’ di gusto!

A chiusura troviamo la canzone di protesta ‘Lo Stato’ che, dal punto di vista prettamente musicale, mi sembra quella più riuscita e originale.

In conclusione mi auspico che il gruppo resti in piedi, conservi questa genuinità e, perché no, che un giorno possa sconvolgermi l’esistenza.

Qua potete ascoltare Dimetoato:

Condividi e ricevi il brano: Omid Jazi – Entanglement (English Version Live In Studio)

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Un anno dopo l’uscita del suo primo album londinese Tooting Bec (Nexus Edizioni) Omid Jazi torna in studio proprio per sciacquare i panni nel Tamigi.

Il musicista italiano ha infatti messo in pratica l’inglese ormai perfezionato nell’uggiosa quotidianità della City traducendo nella lingua d’Albione il brano ‘Entaglement’ e riaprendo le porte degli Studios dove fu inciso il disco per registrarlo in presa diretta.

Omid ha voluto riadattare il pezzo per un power trio in cui ha cantato e suonato l’elettrica accompagnato al basso da Marco Panichella alias GIEI e alla batteria da Pavone Scarmaroli degli After Crash (che hanno in promozione il disco LOSTMEMORIES). I tre si sono divisi i compiti di postproduzione: Jazi si è occupato del mixing e Scarmaroli del mastering (come sound engineer ritroviamo Shuta Shinoda), mentre Panichella (regista e sceneggiatore di professione e firma del video di ‘Eggregora’) ha diretto il video della performance che uscirà ufficialmente nei prossimi giorni.

Il video che, in stile Jazi, promette di stupire è un modo per festeggiare il primo anniversario di Tooting Bec e per entrare finalmente nell’ultima parte di un progetto pensato per fasi: il periodo dei live, delle sperimentazioni artistiche e delle nuove collaborazioni.

La canzone si trova già su Soundcloud, ma Paper Cuts vi dà la possibilità di scaricarla gratuitamente in formato MP3: basta condividere questo post.

Gaben – Vado (Vina Records), la recensione

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Un album che si muove, in maniera molto probabilmente intenzionale, in precario equilibrio; si tratta del secondo disco solista di Alessandro Gabini alias Gaben.

Il lavoro, pubblicato per Vina Records, si intitola Vado: una scelta dettata dal fatto che la sua gestazione è nata da un percorso creativo itinerante tra Pescara, Roma, Milano e Dublino.

Punto forte del disco è la produzione, d’altronde Gaben ha prodotto Sheepwolf di Viola (o Violante Placido o Aidi) e per la sua seconda fatica si è avvalso della collaborazione di Stefano Mariani (già tecnico del suono di Silvestri, Donà, Vecchioni e Nannini) che si è occupato di master e mix.

L’apertura ‘Niente Paura’ fa pensare di trovarsi ad ascoltare del semplice electro-pop-rock efficacemente portato avanti da un uso sapiente delle ripetizioni, ma con la successiva ‘Astensione’ (la canzone più breve) s’insinua la vena punk-rock di Gaben e persino un filo di noise. In ‘Tutto Strano’ ci sono anche dei feedback che però lasciano il lavoro perfettamente tra le righe.

Tra i pezzi migliori ‘Buongiorno’ che, a dispetto del titolo, si muove tra suoni cupi e rallentati, ‘Slegati’ scritta a quattro mani con Violante Placido, la misantropa ‘Persone’ e la title-track, una piacevole nenia che si sviluppa attraverso i versi umorali “vado contro di me per stare al passo della mia coscienza, vorrei fare tante cose ma non ne ho voglia”.

La disillusione dei testi di Gaben sembra sciogliersi proprio nell’ultima traccia ‘Tutto Liscio’, ma siamo proprio sicuri che sia un lieto fine e non un buon uso dell’arte del cinismo?

Vado si merita, in definitiva, un giudizio positivo da parte mia e un ascolto da parte vostra, eccovelo (e sotto i crediti):

Testi e musiche di Gaben
Eccetto:
“Tutto strano” (A. Gabini, A. Moscianese)
“Slegati” (A. Gabini, V. Placido)
“Buongiorno” (A. Gabini, M. Vitelli)

Gaben: voce, chitarra elettrica, basso, synth, programmazioni, batteria (03, 07)
Andrea Moscianese: chitarra elettrica (04, 06, 07, 11), Fender Rhodes (06), marimba e glocken (07)
Piero Monterisi: batteria (04, 07, 11)
Mino Vitelli: batteria (02, 05), xilofono (09), percussioni

Produzione artistica: Gaben
Mixato e masterizzato da Stefano Mariani al Stripe Studio (MI)
Disegni e layout: A. Gabini

Prodotto da Gaben in collaborazione con Vinabros

Label & Management: Vina Records
Foto Promo di Emanuela Barbi

Afterhours, Folfiri o Folfox parte dalla Feltrinelli di Milano

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Esce ufficialmente domani il nuovo lavoro degli Afterhours: l’atteso doppio con 18 brani e 1 ora e 20 di musica e liriche Folfiri o Folfox,  ma oggi la band milanese ha debuttato con il tour instore presso le Feltrinelli partendo da quella della propria città sita in piazza Piemonte.

Manuel Agnelli ha spiegato che l’album, fortemente segnato dalla morte di suo padre a causa del cancro, è stato un modo per espellere le tossine e per parlare di tematiche ancora tabù cosa che, a suo dire, solo una rock band può permettersi di fare nella società in cui viviamo. L’album, da quanto abbiamo potuto sentire, è molto vario; il violinista Rodrigo D’Erasmo ha spiegato che la composizione non è stata fatta attraverso jam, ma è stata più affine a quella della musica classica con scambi di idee (e file) da parte di tutti e la prima parte del lavoro in sala affidata proprio a lui, Agnelli e al nuovo batterista Fabio Rondanini. Gli After in fase compositiva si sono spesso trovati di fronte a delle scelte che frequentemente sono state essenzialmente di sottrazione, come ha detto Manuel elogiando più volte (a ragione) le qualità di tutti altri membri del gruppo. Nel disco infatti ci sono canzoni in cui qualcuno dei musicisti nemmeno suona. Folfiri o Folfox secondo il chitarrista “noise” Xabier Iriondo rappresenta tutte le sfaccettature della band condensate in un solo prodotto (considerazione che trovo molto azzeccata), il suo collega bassista “pop” Roberto Dell’Era ha fatto un intervento più scherzoso invitando tutti ad acquistare l’album e facendo da “spalla” ad Agnelli che ha sottolineato di non avergli fatto cantare neanche una nota in studio ma di averle cantate alte di proposito per metterlo in difficoltà nei live. Già in sintonia con la band il terzo chitarrista aggiunto Stefano Pilia.

Dopo le chiacchiere la musica con 5 pezzi: 4 nuovi, tra cui il singolone ‘Non voglio ritrovare il tuo nome’ e ‘Padania’ arrangiata bene da far paura.

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E per chiudere il classico firma copie.

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Funkin’ Donuts ‘In Case Of Emergency’, la recensione

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Vengono da Roma e propongono un funk-rock che non dimentica i Settanta, ma nemmeno ignora il peso dell’influenza R.H.C.P. (e forse di Mike Patton) sulla musica moderna e contemporanea. I Funkin’ Donuts hanno rilasciato ‘In Case Of Emergency’ un lavoro ineccepibile e godibilissimo per gli amanti del genere.

8 le tracce che compongono il disco della band composta dai cinque romanacci ghiotti di ciambelle e funk.

‘In Case Of Emergency’ si lascia ascoltare anche perché la tecnica e la precisione sono le caratteristiche di tutti i membri del gruppo, ottimo esempio la traccia di apertura Funk Against The Machine che sorprende con una chiusura che deraglia dal funk manualistico al crossover Novanta-Duemila dal quale poi si riparte in I Wanna See You, i toni comunque non si alzano mai troppo. Azzeccata la cover della wonderiana Superstition. Il disco scorre senza intoppi sino alla chiusura con Hey Dave! dove i Funkin’ Donuts si lasciano andare e propongono un episodio condito di feedback che ci conduce dritti allo scioglimento della vicenda e al lieto fine.

I protagonisti di questa storia sono Davide Benevento (voce) Tommaso Patti (basso) Umberto Maria Lupo (batteria) Danilo Tarantino (tastiera) Rimone Somani (chitarra).

Questo il link per ascoltare ‘In Case Of Emergency’:

https://funkindonuts.bandcamp.com/album/in-case-of-Emergency