Mudhoney: il primo album live ufficiale, targato Sub Pop

Si chiamerà “LiE”, un po’ come “bugia” ma ufficialmente come “Live in Europe”. Si tratta del primo disco ufficiale dal vivo dei Mudhoney che comprenderà 11 pezzi registrati durante il tour nel Vecchio Continente del 2016.

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Tra i brani anche una chicca: la cover dei Roxy Music Editions Of You.

La data di uscita prevista è il 18 gennaio 2018 e l’etichetta è una garanzia: la Sub Pop. L’album uscirà in vinile e sui digital store, mentre ci sarà un edizione limitatissima di 500 pezzi con un singolo 7” con Touch Me I’m Sick Where The Flavour Is e un packaging differente ordinabile sul sito della band di Seattle. 

In attesa del nuovo anno una gustosa anteprima:

 

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Ricordi le 7 Year Bitch? Selene è tornata

selene vigil

C’era una volta tra il 1992 e il 1997 una band di ragazze di Seattle (guarda caso) che suonava una musica graffiante senza scendere a compromessi. Si chiamavano 7 Year Bitch ed ebbero una storia breve e travagliata che però ha lasciato un prezioso lascito.

Il gruppo era capitanato da Selene Vigil, la classica ragazza ribelle, che cantava con la sua inconfondibile voce roca e volutamente sgraziata. Erano tempi belli ma non facili e le 7 Year Bitch, mentre trovavano l’apprezzamento del pubblico, dovettero vedersela con due gravissimi lutti: appena uscito il primo album Sick ‘Em la chitarrista cofondatrice Stefanie Sargent morì a 24 anni soffocata dal proprio vomito dopo una notte di moderata follia (gli esami rivelarono che il quantitativo di eroina assunto non fu notevole), nel 1993 la leader delle Gits Mia Zapata fu stuprata e uccisa nella zona di Capitol Hill quando aveva 28 anni. Mia era una delle mentori principali per le riot grrrl ed era molto amica di Selene e le altre, tanto che il secondo disco delle 7 Year Bitch fu intitolato ¡Viva Zapata!

Fu proprio il secondo album ad impressionare due pezzi grossi di MTV come Beavis e Butthead che, seduti sul divano davanti al video di ‘Hip Like Junk’, annoverarono le 7 Year Bitch (complice anche il nome) tra le band “fighe”. 

Nel 1996 la band concluse il rapporto con la storica etichetta di Seattle C/Z e firmò con la major Atlantic Record e diede alla luce Gato Negro.

Le vendite del terzo lavoro non andarono come previsto e il gruppo finì per implodere.

L’impatto delle 7 Year Bitch nel panorama culturale e musicale dei Novanta si può comunque esemplificare con una scena del film Prey For Rock & Roll (2003) nella quale Faith, uno dei personaggi principali, indossa la maglietta del gruppo proprio mentre parla del periodo delle riot grrrl.

Qualche mese fa, 20 anni dopo lo scioglimento, è stata casualmente ritrovata la registrazione completa e con un’ottima qualità audio del Live At Moe del 1994 che si è aggiunto alla discografia ufficiale delle 7 Year Bitch.

Dopo le 7 Year Bitch Selene si è sposata con il batterista dei Rage Against The Machine e degli Audioslave Brad Wilk con il quale ha due figli, ma i due musicisti non stanno più insieme. Nel 2010 è tornata con il nome di Selene Vigil-Wilk ed ha sfornato un album solista That Was Then (Tuck & Roll Records) piuttosto sperimentale rispetto ai tempi delle 7 Year Bitch.

Circa un anno fa ha formato i Selene Vigil Et Amicis con Ben London e Ryan Leyvan alle chitarre, Eric Corson al basso e Steven Barci alla batteria. La band ha iniziato a bazzicare i palchi di alcuni club di Seattle e dintorni (prossimo impegno allo Slim’s il 5 agosto) e a lavorare in studio per il debut-album. Oggi abbiamo il titolo (Tough Dance),  sappiamo che uscirà in autunno, ma soprattutto possiamo ascoltarci il primo singolo ‘Sha La La’ nel quale la sua inconfondibile voce roca svetta su un tappeto di chitarre un po’ hard rock con , eccolo qua:

 

 

 

 

 

By Starlight EP, recensione

EP di debutto dei britannici By Starlight: Sara Murray (voce e basso), Martino (chitarra e cori) e Ivo Sotirov alla batteria.

Il lavoro è stato prodotto da Paul Corkett che nel suo curriculum conta Black Market Music dei Placebo, Bloodflowers (The Cure) e The Butcher And The Butterfly (Queenadreena).

Il disco nasce da tutto questo: radici noise smussate dalla produzione ed evolutesi grazie alle diverse influenze dei membri del gruppo, la traccia di apertura ‘Run Away’ (capace di restarti nella zucca per un bel po’) ben rappresenta questo processo. Il cantato, sempre pulito, ricorda molto quello di Shirley Manson e alla fine dei conti ciò che si sente di più a livello di rimandi sono Pixies e The Cure, seppur rivisti e corretti con le chitarre che spesso vanno a 200 all’ora e la batteria che non perde un colpo.

Anche il secondo brano ‘So Desperate’ è destinato a rimanere in testa per un po’ di tempo, però per i miei gusti le canzoni uggiose devono esserlo non solo nelle liriche: la musica non dovrebbe essere frenetica, ma lenta e cadenzata; un po’ come avviene nella successiva ‘The Reason’ che (seppur catchy) è più calma.

‘All Gone’ conclude l’EP con qualche graffietto e feedback in più.

Il debutto dei By Starlight è quindi spendibilissimo sul mercato (specie quello più preparato del Regno Unito) grazie alla sua produzione pulita, alle doti della band e alla capacità di composizione fondata su ritornelli che fanno ciò che devono fare: restarti in mente. A livello personale non mi sarebbe dispiaciuta una dose maggiore di tristezza e lentezza, viste anche le liriche che mi sembra rimandino spesso ad amori finiti male; però più lo ascolto e più mi piace.

Sul sito della band potete ascoltare l’EP e scaricarlo:

http://www.bystarlight.info/

 

Sono i giorni di Teri Gender Bender

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Mentre il tour del main project Le Butcherettes si avvicina a larghe falcate verso il Tunnel di Milano ove suonerà questo sabato sera, la vulcanica Teri Gender Bender dà alla luce due sorprese.

Iniziamo proprio da Le Butcherettes che hanno fatto uscire il nuovo video di My Mallely (tratta da ‘A Raw Youth’) che potete gustarvi qua sotto:

 

L’altra gustosa novità è Drugs On The Bus, la prima traccia del suo ennesimo progetto Crystal Fairy (un vero e proprio supergruppo che la vede affiancata alla chitarra da Buzz Osborne e alla batteria da Dale Crover, entrambi The Melvins, e al basso dall’eterno amico Omar Rodríguez-López). Il primo album dei Crystal Fairy (eponimo) uscirà il 24 febbraio per Iperpac, il brano d’assaggio ci rivela un prodotto molto melvinsiano a livello di sonorità, ma con la voce della messicana che dà quel tocco gradevole che a mio avviso è sempre mancato alla band statunitense, ecco qua:

 

Se vi piace la buona musica credo che questo materiale non possa che farvi venire voglia di recarvi al Tunnel Club sabato alle 21.00, lo spettacolo che ogni volta che sale sul palco può offrire la follia della Teri sarà sicuramente memorabile (ve lo dice uno che l’ha già vista all’opera e che si concederà volentieri il bis).

Pin Up Noise – Dimetoato EP (La Clinica Dischi), recensione

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Non mi sconvolgeranno la vita, ma i Pin Up Noise con il loro nuovo EP Dimetoato dimostrano di essere tra gli ormai pochissimi in Italia che fanno musica con passione e senza la malizia di chi suona solo per portarsi a casa il Tenco e due fighe.

Il titolo del disco richiama le scorie tossiche emanate nel 1988 a Massa (città della band) dalle due esplosioni della Farmoplant: “i Pin Up Noise vogliono compiere il loro piccolo disastro musicale’ e far riflettere sui benefici e sui danni del progresso scientifico-tecnologico.

Ritmica, varietà e la sincerità emanata sono i punti forti dell’EP, le liriche (che spesso si rifanno al dopo-sbornia) e le linee vocali non molto curate quelli deboli.

Il singolo ‘Sbronzo e confuso’ aiuta a capire: 6 minuti tra rallentoni, feedback, quattro quarti e un cantato che segue troppo la batteria.

‘Eternoia’ si apre invece con una parte molto punk-rock nostrano con un intermezzo grunge, ma senza tonfi allo stomaco.

‘Sergio’ potrebbe essere una cover dei CCCP (che infatti vengono citati nel testo).

I due brani finali sono quelli che mi hanno colpito maggiormente in positivo: ‘Non ci soddisfano’ ha un atmosfera molto ‘Jack Frusciante è uscito dal gruppo’ e un testo che finalmente merita applausi a scena aperta, cito: “C’era un rumore in lontananza eri tu che ascoltavi i Sonic Youth/eri tu che ascoltavi gli Smiths (…) Vasco Brondi non ci soddisfa, Brunori non ci soddisfa, Lo Stato Sociale non ci soddisfa, Dente non ci soddisfa”, era ora: qualcuno con un po’ di coraggio e un po’ di gusto!

A chiusura troviamo la canzone di protesta ‘Lo Stato’ che, dal punto di vista prettamente musicale, mi sembra quella più riuscita e originale.

In conclusione mi auspico che il gruppo resti in piedi, conservi questa genuinità e, perché no, che un giorno possa sconvolgermi l’esistenza.

Qua potete ascoltare Dimetoato:

Lanegan e Gahan duettano su ‘Cat People’ di Bowie, ascolta

 

E per non acquistare a scatola chiusa eccovela sul tubo:

Condividi e ricevi il brano: Omid Jazi – Entanglement (English Version Live In Studio)

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Un anno dopo l’uscita del suo primo album londinese Tooting Bec (Nexus Edizioni) Omid Jazi torna in studio proprio per sciacquare i panni nel Tamigi.

Il musicista italiano ha infatti messo in pratica l’inglese ormai perfezionato nell’uggiosa quotidianità della City traducendo nella lingua d’Albione il brano ‘Entaglement’ e riaprendo le porte degli Studios dove fu inciso il disco per registrarlo in presa diretta.

Omid ha voluto riadattare il pezzo per un power trio in cui ha cantato e suonato l’elettrica accompagnato al basso da Marco Panichella alias GIEI e alla batteria da Pavone Scarmaroli degli After Crash (che hanno in promozione il disco LOSTMEMORIES). I tre si sono divisi i compiti di postproduzione: Jazi si è occupato del mixing e Scarmaroli del mastering (come sound engineer ritroviamo Shuta Shinoda), mentre Panichella (regista e sceneggiatore di professione e firma del video di ‘Eggregora’) ha diretto il video della performance che uscirà ufficialmente nei prossimi giorni.

Il video che, in stile Jazi, promette di stupire è un modo per festeggiare il primo anniversario di Tooting Bec e per entrare finalmente nell’ultima parte di un progetto pensato per fasi: il periodo dei live, delle sperimentazioni artistiche e delle nuove collaborazioni.

La canzone si trova già su Soundcloud, ma Paper Cuts vi dà la possibilità di scaricarla gratuitamente in formato MP3: basta condividere questo post.