#femalefrontedbandwc: Le semifinaliste tra sorprese e conferme

Il giochino di Paper Cuts dei Mondiali delle band femminili (o #femalefrontedbandwc) ha concluso la sua prima fase e, come accade nelle competizioni sportive, ci sono state alcune sorprese. Ricordo che la “competizione” si svolge sulla pagina Facebook attraverso la funzione sondaggi.

La prima sfida dei quarti di finale è stata quella che ha ricevuto meno voti (soltanto 2) che sono andati tutti alle australiane Valentiine opposte alle danesi Baby In Vain.

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Poi è stata la volta delle (mie) favorite Skating Polly che hanno battuto le nipponiche TADZIO per 6-0.

Skating Polly @ The Bootleg

La grande sorpresa è stata l’eliminazione de Le Butcherettes ad opera del duo irlandese Vulpynes (2-6, ossia 25% contro 75%), una vittoria quindi per una band sotto-prodotta.

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Meno sorprendente il successo dei sovra-prodotti britannici Hands Off Gretel se non nei numeri con i quali hanno “eliminato” Los Rusos Hijos de Putas dall’Argentina (20-1, 95% contro 5%). Sapendo bene che non è facile far votare e far ascoltare è un risultato importante, dovuto in buona parte alla fanbase della band di Helen Tate.

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Adesso si inizia con le semifinali: la prima vedrà opposte le Valentiine e le Skating Polly (ai quarti nessuna delle due band ha avuto un voto contro) e la seconda le due sorprese Vulpynes e Hands Off Gretel. Una piccola curiosità: le 4 band che sono andate avanti sono tutte di Paesi anglofoni.

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Mudhoney: il primo album live ufficiale, targato Sub Pop

Si chiamerà “LiE”, un po’ come “bugia” ma ufficialmente come “Live in Europe”. Si tratta del primo disco ufficiale dal vivo dei Mudhoney che comprenderà 11 pezzi registrati durante il tour nel Vecchio Continente del 2016.

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Tra i brani anche una chicca: la cover dei Roxy Music Editions Of You.

La data di uscita prevista è il 18 gennaio 2018 e l’etichetta è una garanzia: la Sub Pop. L’album uscirà in vinile e sui digital store, mentre ci sarà un edizione limitatissima di 500 pezzi con un singolo 7” con Touch Me I’m Sick Where The Flavour Is e un packaging differente ordinabile sul sito della band di Seattle. 

In attesa del nuovo anno una gustosa anteprima:

 

Perché ho tolto il like alla pagina Kurt Cobain

Per un pugno di clic e con la speranza di fare qualche euro un ambizioso admin della pagina Facebook italiana dedicata a Kurt Cobain ha iniziato a postare link ad articoli di siti di clickbait di serie B in inglese (chiamandosi semplicemente “Kurt Cobain” tra i sostenitori c’è gente da tutto il mondo). Già non è che la fanpage brillasse in quanto ad originalità, propinando foto trite e ritrite del leader dei Nirvana, ma ora ci vorrebbe anche spiegare come ripulirci il colon o cosa piace fare a letto ad un uomo innamorato.

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Possedere una pagina con più di 85 mila like ha certamente fatto sognare questo ambizioso admin che, grazie ad un articolo sulle taglie dei bikini ed altre boiate, già pensava di non dover più lavorare per tutta la vita. Fortunatamente gli è andata male, perché tra quegli 85 mila quelli veramente stupidi sembrano essere una media tra i 4 e i 7, ossia coloro che mettono Mi piace a quei cazzo di link, mentre le foto del caro Kurt di like ne prendono decine e centinaia ed è giusto così.

La sottile linea tra affezione e sciacallaggio è stata oltrepassata, un simile comportamento offende e banalizza la memoria di Kurt accostandone l’immagine a pezzi con contenuti  triviali accompagnati da squallidi meme.

Tempo fa coniai il termine “nirvanaminkia” per descrivere coloro che si definiscono fan della band senza averne colto l’essenza e/o senza conoscerne nemmeno la discografia, qua direi che siamo un bel passo più avanti e quindi parlerei di “nirvanatestadiminkia”.

Stringendo il discorso: non ci ho pensato due volte a togliere il mio like alla pagina, cosa che consiglio di fare anche a voi.

Siccome non do solo consigli cattivi, vi suggerisco un paio di ottime pagine per i veri fan: Nirvana En Vivo e Nirvana Lado-B che, ovviamente sono straniere. Evidentemente gli italiani lo fanno peggio.

Mondiali band femminili, senza l’Italia

Paper Cuts lancia un simpatico giochino che mira a far conoscere tante artiste che nel nostro Paese ancora non hanno ancora il giusto seguito. Tediato dalle discussioni sulla mancata qualificazione ai Mondiali di calcio della nazionale di calcio e rimuginando sulla musica italiana e quella estera mi son detto: “Oh, ma come mai trovo un sacco di gruppi fighi di nazioni anche impensabili e qua mi fanno tutti schifo?”, la mia predilezione per le female-fronted band non è poi un segreto; eureka! Facciamo un giochino?

Mi sono fatto una bella lista di gruppi degli anni Dieci divisi per nazione, ho usato un programma di sorteggio online per non favorirne nessuno e così mi son venute fuori le accoppiate dei quarti di finale.

Come funziona? Una volta al giorno sulla pagina Facebook ci sarà il sondaggio con un link per gruppo e quello più votato avanza alla fase successiva. Siccome so che far ascoltare la musica all’utente social è difficilissimo, prometto di usare brani della più breve durata possibile (e comunque le band che mi piacciono difficilmente la tirano per le lunghe).

Bene bene, eccovi il tabellone dei quarti di finale, nella speranza che, se ci sarà una seconda edizione ci sia anche un gruppo italiano (uguale uguale al calcio):

Valentiine (Australia) – Baby In Vain (Danimarca)

Tadzio (Giappone) – Skating Polly (U.S.A.)

Le Butcherettes (Messico) – Vulpynes (Irlanda)

Los Rusos Hijos de Puta (Argentina) – Hands Off Gretel (Gran Bretagna)

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Lucca ricorda Piffe, evento benefico a dicembre

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Se ne è andato un mese e mezzo fa, a 37 anni, nel suo letto di Budapest dove si era fatto una famiglia con la compagna e due bimbi, ma le radici di ‘Piffe’ erano a Lucca e in Lucchesia: una terra che qualche anno fa era una piccola Seattle dove i musicisti si aiutavano e diventavano compagni per la vita. Per ricordare Emanuele il prossimo sabato 23 dicembre si terrà un Memorial in quel Foro Boario dove ha suonato e visto amici suonare tantissime volte. Sarà una serata come sarebbe piaciuta a lui: 12 ore di musica non stop con 13 gruppi (4 reunion da urlo) e 4 DJ, l’inaugurazione di un murale, bar e food truck. La serata si propone di raccogliere fondi per la famiglia di Piffe alla quale sarà devoluto l’intero incasso.

A salire sul palco ci saranno band molto conosciute a Lucca, alcune delle quali hanno ottenuto un discreto successo nazionale ed internazionale (Acid Brains, Formiche nell’Orto, Nido di Vespe, Cruel Experience, Violentor e Missili) e 4 reunion che daranno certamente molte emozioni ai presenti: innanzitutto gli Unnamed (il suo gruppo con Sara, Daniele e Martino) e poi… Atman, La Ghenga del Fil di Ferro e Reazione Violenta, complessi che a Lucca hanno scritto una piccola grande storia e dei quali si sente parlare a distanza di oltre dieci anni.

Tutte le info in aggiornamento sulla pagina Facebook dell’evento: https://www.facebook.com/events/362902937492143/

Di questa piccola grande storia (per la parte piccola) ha fatto parte anche il sottoscritto che nella ‘little tribe’ lucchese ha qualche amico per la vita. All’epoca avevo una band (i Michael’s Classroom): con gli Unnamed abbiamo condiviso un paio di volte il palco (una delle quali proprio al Foro Boario) e Piffe ha registrato, messo a posto i suoni, suonato il basso e avuto il coraggio di farmi suonare alcune parti di chitarra nel nostro unico lavoro degno di questo nome (anche per merito suo); poi ci sono i ricordi personali, che devono rimanere tali, di ventenni legati dalla passione per la musica. Noi la reunion non possiamo farla ma l’anno prossimo chissà… perché l’intenzione dei Lucca City Rockers è quella di continuare a ricordare Emanuele, una persona che ha dato veramente tanto al movimento musicale lucchese.

Novoselic-Endino, come nel 1989

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Dopo aver mimato nello show di Salem dei suoi Giants In The Trees l’incidente con il basso avvenuto agli MTV Music Awards del ’92, il nostalgico Krist Novoselic e la sua band hanno annunciato che il primo album di 12 canzoni sarà mixato dal producer Jack Endino, lo stesso che nel 1989 lavorò al primo disco dei Nirvana “Bleach”.

Certo è che le sonorità folk-rock non saranno paragonabili al thrash-grunge del primo full-lenght nirvaniano, ma la firma di Endino è un fattore d’interesse notevole per il progetto che vede impegnato l’ex bassista della band di Cobain. I Giants In The Trees sembravano nati per gioco e per permettere a Krist di dilettarsi con l’amata fisarmonica, ma poi sono arrivati un singolo ben riuscito, una serie di live e ora il lavoro in studio con l’interesse attorno al gruppo che cresce di giorno in giorno: l’ultimo post di Facebook, non sponsorizzato, ha avuto oltre 100 reaction, cifre che non raggiungono molti artisti underground che meritano interesse e sono, per età o cultura, decisamente più social di Novoselic e i suoi amici ‘bifolchi’.

Ricordi le 7 Year Bitch? Selene è tornata

selene vigil

C’era una volta tra il 1992 e il 1997 una band di ragazze di Seattle (guarda caso) che suonava una musica graffiante senza scendere a compromessi. Si chiamavano 7 Year Bitch ed ebbero una storia breve e travagliata che però ha lasciato un prezioso lascito.

Il gruppo era capitanato da Selene Vigil, la classica ragazza ribelle, che cantava con la sua inconfondibile voce roca e volutamente sgraziata. Erano tempi belli ma non facili e le 7 Year Bitch, mentre trovavano l’apprezzamento del pubblico, dovettero vedersela con due gravissimi lutti: appena uscito il primo album Sick ‘Em la chitarrista cofondatrice Stefanie Sargent morì a 24 anni soffocata dal proprio vomito dopo una notte di moderata follia (gli esami rivelarono che il quantitativo di eroina assunto non fu notevole), nel 1993 la leader delle Gits Mia Zapata fu stuprata e uccisa nella zona di Capitol Hill quando aveva 28 anni. Mia era una delle mentori principali per le riot grrrl ed era molto amica di Selene e le altre, tanto che il secondo disco delle 7 Year Bitch fu intitolato ¡Viva Zapata!

Fu proprio il secondo album ad impressionare due pezzi grossi di MTV come Beavis e Butthead che, seduti sul divano davanti al video di ‘Hip Like Junk’, annoverarono le 7 Year Bitch (complice anche il nome) tra le band “fighe”. 

Nel 1996 la band concluse il rapporto con la storica etichetta di Seattle C/Z e firmò con la major Atlantic Record e diede alla luce Gato Negro.

Le vendite del terzo lavoro non andarono come previsto e il gruppo finì per implodere.

L’impatto delle 7 Year Bitch nel panorama culturale e musicale dei Novanta si può comunque esemplificare con una scena del film Prey For Rock & Roll (2003) nella quale Faith, uno dei personaggi principali, indossa la maglietta del gruppo proprio mentre parla del periodo delle riot grrrl.

Qualche mese fa, 20 anni dopo lo scioglimento, è stata casualmente ritrovata la registrazione completa e con un’ottima qualità audio del Live At Moe del 1994 che si è aggiunto alla discografia ufficiale delle 7 Year Bitch.

Dopo le 7 Year Bitch Selene si è sposata con il batterista dei Rage Against The Machine e degli Audioslave Brad Wilk con il quale ha due figli, ma i due musicisti non stanno più insieme. Nel 2010 è tornata con il nome di Selene Vigil-Wilk ed ha sfornato un album solista That Was Then (Tuck & Roll Records) piuttosto sperimentale rispetto ai tempi delle 7 Year Bitch.

Circa un anno fa ha formato i Selene Vigil Et Amicis con Ben London e Ryan Leyvan alle chitarre, Eric Corson al basso e Steven Barci alla batteria. La band ha iniziato a bazzicare i palchi di alcuni club di Seattle e dintorni (prossimo impegno allo Slim’s il 5 agosto) e a lavorare in studio per il debut-album. Oggi abbiamo il titolo (Tough Dance),  sappiamo che uscirà in autunno, ma soprattutto possiamo ascoltarci il primo singolo ‘Sha La La’ nel quale la sua inconfondibile voce roca svetta su un tappeto di chitarre un po’ hard rock con , eccolo qua: