Lanegan e Gahan duettano su ‘Cat People’ di Bowie, ascolta

 

E per non acquistare a scatola chiusa eccovela sul tubo:

La cover di Nevermind rivista con 10 filtri Prisma

Un album che ha fatto la storia e di cui non si smette mai di parlare vedi le recenti cagate (pardon sparate) che sono uscite dalla bocca del suo producer Butch Vig. Nevermind dei Nirvana (o di Kurt Cobain, tanto per bilanciare le dichiarazioni di Vig con l’ineluttabile verità dei fatti) nel 1991 diede un calcio nel culo a Michael Jackson tirandolo giù dalla hit parade (si diceva così) che dominava da tempo immemore. Il disco è celebre anche per la cover che vede ritratto l’allora piccolo Spencer Elden inseguire sott’acqua in una piscina una banconota da un dollaro appesa ad un amo. La cover creò malumore tra i political correct della major Geffen che vedevano nel piccolo pene del piccolo Spencer un grande problema. Contro queste resistenze Cobain propose un adesivo a censura delle pudenda del bimbo con la dicitura “Se ti senti offeso sei un potenziale pedofilo”, la copertina alla fine rimase così.

Perché non vedere cosa potrebbe venir fuori con un’immagine così iconica rivisitata con una delle app più usate del momento? Ecco che mi sono messo a giocare con Prisma, tra un messaggio di overcapacity e l’altro, rileggendo in dieci varianti quella copertina. Here we are now, entertain us!

1. TRANSVERSE LINE

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2. MONONOKI

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3. ROY

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4. IMPRESSION 

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5. CURTAIN

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6. CANDY

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7. DREAMS

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8. GOTHIC

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9. WAVE

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10. TOKYO

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Condividi e ricevi il brano: Omid Jazi – Entanglement (English Version Live In Studio)

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Un anno dopo l’uscita del suo primo album londinese Tooting Bec (Nexus Edizioni) Omid Jazi torna in studio proprio per sciacquare i panni nel Tamigi.

Il musicista italiano ha infatti messo in pratica l’inglese ormai perfezionato nell’uggiosa quotidianità della City traducendo nella lingua d’Albione il brano ‘Entaglement’ e riaprendo le porte degli Studios dove fu inciso il disco per registrarlo in presa diretta.

Omid ha voluto riadattare il pezzo per un power trio in cui ha cantato e suonato l’elettrica accompagnato al basso da Marco Panichella alias GIEI e alla batteria da Pavone Scarmaroli degli After Crash (che hanno in promozione il disco LOSTMEMORIES). I tre si sono divisi i compiti di postproduzione: Jazi si è occupato del mixing e Scarmaroli del mastering (come sound engineer ritroviamo Shuta Shinoda), mentre Panichella (regista e sceneggiatore di professione e firma del video di ‘Eggregora’) ha diretto il video della performance che uscirà ufficialmente nei prossimi giorni.

Il video che, in stile Jazi, promette di stupire è un modo per festeggiare il primo anniversario di Tooting Bec e per entrare finalmente nell’ultima parte di un progetto pensato per fasi: il periodo dei live, delle sperimentazioni artistiche e delle nuove collaborazioni.

La canzone si trova già su Soundcloud, ma Paper Cuts vi dà la possibilità di scaricarla gratuitamente in formato MP3: basta condividere questo post.

Ecco la prima compilation di Grungers Italia

Cover

Da Gorizia a Bari, passando per Milano, Lucca e Sassari si suona ancora il grunge (con qualche licenza poetica).

La passione per la scena esplosa nei Nineties nei pressi di Seattle ha portato la community Grungers Italia a promuovere e curare una compilation in free download con protagoniste le band nostrane che si rifanno a quella attitudine. I gruppi sono tutti vivi e vegeti e dimostrano tanta voglia di suonare.

La compilation offre un’ampia fascia di variabili del grunge e dello pseudo-grunge nessuna delle quali emerge troppo rispetto alle altre (non è per forza una critica negativa).

Grungers Italia ha l’esplicito intento di supportare la scena locale e ovviamente il fine della compilation è lo stesso; un piccolo gesto che darà certamente più forza a tutti e che dovrà portare ad altre iniziative a sostegno della nostra piccola tribù.

TRACKLIST

01 Madbox – Man of Lies

02 Shame – Comet

03 Sik – A[lie]

04 Lux – Il tuo re

05 Stricnina Cocktail – Evitare di marcire

06 Recattivo – Solo

07 Datura Vulgaris – Chance

08 Monolith – Bitter Show

09 Bliss Infection – Back To Sleep

10 Never Hide – Demons

11 V-Device – Sweetie Jack 

12 Yena – Migliore

13 The Sure – Lobotomized

14 Quma – Parasite

15 Maneaters – Vagina Era

 

101 Albums You Should Die Before You Hear Vol 1, recensione

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Un po’ sì e un po’ no. 101 Albums You Should Die Before You Hear Vol 1, il libro fortemente voluto dal guru della critica musicale Everett True e nato dal web tramite la comunità Rejected Unknown dice tante verità, ma ha diversi punti deboli.

Da una parte il volume mette finalmente al loro posto gente come Jeff Buckley, i Coldplay, i Foo Fighters di Sonic Highways, i Green Day, i Nickelback, gli Oasis, i Radiohead, i Verve, gli U2 e la merda 2.0 tipo i Mumford & Sons, smitizza John Lennon e London Calling, si muove sicuro nello spiegare che tutta questa gente spaccia roba artefatta e senza anima, tiene in gran conto i valori di quel femminismo che ci ha regalato delle gran band; dall’altra è un pastiche troppo forzato tra haiku, flame su forum e social, vignette e classiche recensioni (a volte non editate a dovere e veramente logorroiche).

Everett True si è limitato a premere qualche tasto, dando la possibilità a tutti di contribuire scrivendo e questo purtroppo ha negato al libro il mordente che avrebbe potuto avere e, in alcune parti, l’ha reso noioso quasi quanto un disco degli U2.

Vorrei anche soffermarmi sul coraggio di questo libro: apprezzabile e condivisibile lo sforzo di metter dentro ad una lista di album-no tre lavori beatlesiani tra i quali gli intoccabili Abbey Road Sergeant Pepper’s (soprattutto perché la scelta è ben motivata), non condivisibile ma accettabile anche la bocciatura del doorsiano L.A. Woman, metter dentro In Utero dei Nirvana invece vuol dire cercare di strafare e dare uno schiaffone alla storia di Everett True, al sotto-testo del libro e a un altro miliardo di cose belle e pure che non vi sto ad elencare, forse qua il nostro guru avrebbe dovuto avere il coraggio di rifiutare questo insensato affronto; non è questione di gusti perché 101 Albums sbeffeggia anche America’s Sweetheart di Courtney Love che considero un buon lavoro, ma non mi metto a difenderlo.

Piccola curiosità: tra i contributor c’è anche Amber Bighorse (madre e matrigna delle due Skating Polly) che si dedica a distruggere Discovery dei Daft Punk.

Everett True comunque sta andando avanti con altri progetti che lo rimettono al centro della scena e sono sicuro che saranno illuminanti.

Ecco il link per acquistare 101 Albums You Should Die Before You Hear: 

https://www.paypal.me/JThackray (£12 – UK / £16 – EU / £20 – rest of the world)

Gaben – Vado (Vina Records), la recensione

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Un album che si muove, in maniera molto probabilmente intenzionale, in precario equilibrio; si tratta del secondo disco solista di Alessandro Gabini alias Gaben.

Il lavoro, pubblicato per Vina Records, si intitola Vado: una scelta dettata dal fatto che la sua gestazione è nata da un percorso creativo itinerante tra Pescara, Roma, Milano e Dublino.

Punto forte del disco è la produzione, d’altronde Gaben ha prodotto Sheepwolf di Viola (o Violante Placido o Aidi) e per la sua seconda fatica si è avvalso della collaborazione di Stefano Mariani (già tecnico del suono di Silvestri, Donà, Vecchioni e Nannini) che si è occupato di master e mix.

L’apertura ‘Niente Paura’ fa pensare di trovarsi ad ascoltare del semplice electro-pop-rock efficacemente portato avanti da un uso sapiente delle ripetizioni, ma con la successiva ‘Astensione’ (la canzone più breve) s’insinua la vena punk-rock di Gaben e persino un filo di noise. In ‘Tutto Strano’ ci sono anche dei feedback che però lasciano il lavoro perfettamente tra le righe.

Tra i pezzi migliori ‘Buongiorno’ che, a dispetto del titolo, si muove tra suoni cupi e rallentati, ‘Slegati’ scritta a quattro mani con Violante Placido, la misantropa ‘Persone’ e la title-track, una piacevole nenia che si sviluppa attraverso i versi umorali “vado contro di me per stare al passo della mia coscienza, vorrei fare tante cose ma non ne ho voglia”.

La disillusione dei testi di Gaben sembra sciogliersi proprio nell’ultima traccia ‘Tutto Liscio’, ma siamo proprio sicuri che sia un lieto fine e non un buon uso dell’arte del cinismo?

Vado si merita, in definitiva, un giudizio positivo da parte mia e un ascolto da parte vostra, eccovelo (e sotto i crediti):

Testi e musiche di Gaben
Eccetto:
“Tutto strano” (A. Gabini, A. Moscianese)
“Slegati” (A. Gabini, V. Placido)
“Buongiorno” (A. Gabini, M. Vitelli)

Gaben: voce, chitarra elettrica, basso, synth, programmazioni, batteria (03, 07)
Andrea Moscianese: chitarra elettrica (04, 06, 07, 11), Fender Rhodes (06), marimba e glocken (07)
Piero Monterisi: batteria (04, 07, 11)
Mino Vitelli: batteria (02, 05), xilofono (09), percussioni

Produzione artistica: Gaben
Mixato e masterizzato da Stefano Mariani al Stripe Studio (MI)
Disegni e layout: A. Gabini

Prodotto da Gaben in collaborazione con Vinabros

Label & Management: Vina Records
Foto Promo di Emanuela Barbi

Kurt Cobain torna in tour

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Kurt Cobain di nuovo in tour, pardon in mostra. Tale Jeff Jampol (che già ha fatto cose simili con artisti quali Janis Joplin e Otis Redding) ha infatti rivelato al New York Times di stare lavorando a un’esposizione delle opere di arte figurativa (quadri, collage e quant’altro) del compianto leader dei Nirvana.

La mostra sarà itinerante e comprenderà gli artwork di nirvaniana memoria curati dallo stesso Cobain (vedi In UteroIncesticide) e opere mai viste sino ad oggi, ma ci saranno anche oggetti appartenuti al cantante-chitarrista che con l’arte c’entrano poco o niente (come sempre siamo sul filo dello sciacallaggio).

Va detto che Kurt non era affatto male con il pennello (o le forbici con le quali tagliò delle foto di vagine malate per farne un collage) in mano e questo estro l’ha trasmesso alla figlia Frances Bean la quale si è distinta con diverse opere interessanti e oscure e qualche mostra in giro per gli States.