Live report – Le Butcherettes @ Tunnel

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Concertone. Un’ora di adrenalina altissima con Le Butcherettes al Tunnel Club di Milano. La band messicana ha dato prova delle proprie potenzialità, nonché della sua recentissima evoluzione dovuta all’inserimento della batterista dai capelli turchini Alejandra Luna Robles che ha influito sul sound rendendolo molto più duro.

Teri Gender Bender e i suoi hanno infatti interpretato una selezione dei pezzi dei loro tre album riarrangiati quasi completamente.

La líder ha offerto un saggio della sua follia trascinando il pubblico con le sue performance meta-artistiche. Teri si è presentata sul palco con una tuta da meccanico sotto la quale non era difficile intravedere il suo consueto completo rosso che è diventato l’abito di scena dopo lo strip sulle note di Dress Off. Tra botte in testa con il microfono e nenie in spagnolo a metà tra canzoni per bambini e formule di macumba, Le Butcherettes hanno proposto i loro brani migliori dall’ultimo singolo My Mallely al primo Henry  Don’t Got Love.

Culmine della serata: Teri che passa sotto la transenna come in un’esibizione di limbo professionistico, mi scopa i piedi e balla con un paio di persone del pubblico durante una lunghissima versione di Leibniz Language.

E a fine concerto la nostra umilissima e sudatissima si è intrattenuta con gli spettatori concedendo baci, abbracci e foto nonostante, dal punto di vista dell’affluenza, la serata sarebbe potuta andare meglio.

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Sono i giorni di Teri Gender Bender

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Mentre il tour del main project Le Butcherettes si avvicina a larghe falcate verso il Tunnel di Milano ove suonerà questo sabato sera, la vulcanica Teri Gender Bender dà alla luce due sorprese.

Iniziamo proprio da Le Butcherettes che hanno fatto uscire il nuovo video di My Mallely (tratta da ‘A Raw Youth’) che potete gustarvi qua sotto:

 

L’altra gustosa novità è Drugs On The Bus, la prima traccia del suo ennesimo progetto Crystal Fairy (un vero e proprio supergruppo che la vede affiancata alla chitarra da Buzz Osborne e alla batteria da Dale Crover, entrambi The Melvins, e al basso dall’eterno amico Omar Rodríguez-López). Il primo album dei Crystal Fairy (eponimo) uscirà il 24 febbraio per Iperpac, il brano d’assaggio ci rivela un prodotto molto melvinsiano a livello di sonorità, ma con la voce della messicana che dà quel tocco gradevole che a mio avviso è sempre mancato alla band statunitense, ecco qua:

 

Se vi piace la buona musica credo che questo materiale non possa che farvi venire voglia di recarvi al Tunnel Club sabato alle 21.00, lo spettacolo che ogni volta che sale sul palco può offrire la follia della Teri sarà sicuramente memorabile (ve lo dice uno che l’ha già vista all’opera e che si concederà volentieri il bis).

Musica dal vivo, portatori di cultura o di interesse?

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Settembre tempo di calendari per i medi-grossi live club dell’italica penisola, programmi uguali di anno in anno con la variante del finto outsider che per la stagione 2016/2017 si chiama Motta. Sorprese praticamente zero, tutto piatto, tutto uguale, tutto prevedibilissimo. In Italia il comparto musica dal vivo non osa, i gruppi medio-grossi alternative di ovunque spesso si ritrovano a girare intorno allo Stivale: Svizzera, Slovenia, ma difficilmente arrivano qua e se ci arrivano non vanno sold-out (in Svizzera e in Slovenia però lo fanno eccome).

All’estero la mission dei locali è proporre gruppi validi e roba nuova (non parlo di ’emergenti’ sgrausi da localetto di periferia), qua se si può si evita il nome straniero (qualche isola felice a Bologna o Milano forse è rimasta) e si fanno le cose facili, i compitini, tanto basta dare il pane e circo: la gente vuole la Bandabardò, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Dente.

I gestori dei locali italiani quindi non sono più portatori di cultura, ma portatori di interesse (a Londra e a Milano si dice ‘stakeholders’) e fanno contente le agenzie e il pubblico che vuole solo danzare e farsi dei cocktail senza pensare alla qualità della proposta. La cosa ridicola è spesso fanno capo ad ‘associazioni culturali’.

La responsabilità viene anche dalla stampa, lasciamo stare le marchettine dei webzinari e concentriamoci sul pesce grosso che potremmo chiamare, boh, RS? Vada per RS. Non solo dà spazio a Bandabardò, Tre Allegri Ragazzi Morti e Dente come se fossero Beatles, Kiss e Neil Young, ma ormai ‘piscia fuori dal vaso’ e ti sbatte in copertina gente che con la cultura dalla quale nasce il magazine di riferimento per i rocker (complice di morti eccellenti come quella di Rocksound) non c’entrano un cazzo: vedi Fedez, J-AX e gli altri rappettoni che fan vendere copie.

Torniamo a noi immaginate un locale con buona capienza, che so, di Livorno vuoi che non chiami ogni anno il nome conosciuto livornese, magari amico intimo del gestore del locale? Oh, succede sempre anche quando questo pensa a tutt’altro che al fare dischi.

Immaginatene un altro, storicissimo, che ne so di Firenze, che deve fare? Adeguarsi all’appiattimento culturale e, dopo aver contribuito al successo nazionale di gente come i Litfiba o i Diaframma ti mette in calendario serate di taranta (che da un decennio o più piace tanto ai radical chic fuori sede) o Cristina D’Avena e i Gem Boy quando va bene.

Fingiamo ancora di essere in Toscana, diciamo a Viareggio. Qua locali che osano non ce ne sono da 10-15 e forse più anni. Però troviamo un gruppo, che quando c’è una serata live, è sempre la principale alternativa alle cover band. Per ammissione degli stessi gestori il suddetto gruppo “fa cagare ma porta sempre un branco di gente”, così rispondono a chi fa booking e gli propone qualcosa di più interessante, ma per loro “più rischioso”.

Questa è la situazione e chi ha idee, gusto e cultura musicale è volutamente messo da parte e si ritrova ad aprire un blog sfigato che si chiama Paper Cuts.

Tutto questo mi sembra molto peggio del fatto che Manuel Agnelli arrotondi con XFactor.

Pin Up Noise – Dimetoato EP (La Clinica Dischi), recensione

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Non mi sconvolgeranno la vita, ma i Pin Up Noise con il loro nuovo EP Dimetoato dimostrano di essere tra gli ormai pochissimi in Italia che fanno musica con passione e senza la malizia di chi suona solo per portarsi a casa il Tenco e due fighe.

Il titolo del disco richiama le scorie tossiche emanate nel 1988 a Massa (città della band) dalle due esplosioni della Farmoplant: “i Pin Up Noise vogliono compiere il loro piccolo disastro musicale’ e far riflettere sui benefici e sui danni del progresso scientifico-tecnologico.

Ritmica, varietà e la sincerità emanata sono i punti forti dell’EP, le liriche (che spesso si rifanno al dopo-sbornia) e le linee vocali non molto curate quelli deboli.

Il singolo ‘Sbronzo e confuso’ aiuta a capire: 6 minuti tra rallentoni, feedback, quattro quarti e un cantato che segue troppo la batteria.

‘Eternoia’ si apre invece con una parte molto punk-rock nostrano con un intermezzo grunge, ma senza tonfi allo stomaco.

‘Sergio’ potrebbe essere una cover dei CCCP (che infatti vengono citati nel testo).

I due brani finali sono quelli che mi hanno colpito maggiormente in positivo: ‘Non ci soddisfano’ ha un atmosfera molto ‘Jack Frusciante è uscito dal gruppo’ e un testo che finalmente merita applausi a scena aperta, cito: “C’era un rumore in lontananza eri tu che ascoltavi i Sonic Youth/eri tu che ascoltavi gli Smiths (…) Vasco Brondi non ci soddisfa, Brunori non ci soddisfa, Lo Stato Sociale non ci soddisfa, Dente non ci soddisfa”, era ora: qualcuno con un po’ di coraggio e un po’ di gusto!

A chiusura troviamo la canzone di protesta ‘Lo Stato’ che, dal punto di vista prettamente musicale, mi sembra quella più riuscita e originale.

In conclusione mi auspico che il gruppo resti in piedi, conservi questa genuinità e, perché no, che un giorno possa sconvolgermi l’esistenza.

Qua potete ascoltare Dimetoato:

Lanegan e Gahan duettano su ‘Cat People’ di Bowie, ascolta

 

E per non acquistare a scatola chiusa eccovela sul tubo:

La cover di Nevermind rivista con 10 filtri Prisma

Un album che ha fatto la storia e di cui non si smette mai di parlare vedi le recenti cagate (pardon sparate) che sono uscite dalla bocca del suo producer Butch Vig. Nevermind dei Nirvana (o di Kurt Cobain, tanto per bilanciare le dichiarazioni di Vig con l’ineluttabile verità dei fatti) nel 1991 diede un calcio nel culo a Michael Jackson tirandolo giù dalla hit parade (si diceva così) che dominava da tempo immemore. Il disco è celebre anche per la cover che vede ritratto l’allora piccolo Spencer Elden inseguire sott’acqua in una piscina una banconota da un dollaro appesa ad un amo. La cover creò malumore tra i political correct della major Geffen che vedevano nel piccolo pene del piccolo Spencer un grande problema. Contro queste resistenze Cobain propose un adesivo a censura delle pudenda del bimbo con la dicitura “Se ti senti offeso sei un potenziale pedofilo”, la copertina alla fine rimase così.

Perché non vedere cosa potrebbe venir fuori con un’immagine così iconica rivisitata con una delle app più usate del momento? Ecco che mi sono messo a giocare con Prisma, tra un messaggio di overcapacity e l’altro, rileggendo in dieci varianti quella copertina. Here we are now, entertain us!

1. TRANSVERSE LINE

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2. MONONOKI

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3. ROY

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4. IMPRESSION 

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5. CURTAIN

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6. CANDY

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7. DREAMS

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8. GOTHIC

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9. WAVE

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10. TOKYO

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Condividi e ricevi il brano: Omid Jazi – Entanglement (English Version Live In Studio)

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Un anno dopo l’uscita del suo primo album londinese Tooting Bec (Nexus Edizioni) Omid Jazi torna in studio proprio per sciacquare i panni nel Tamigi.

Il musicista italiano ha infatti messo in pratica l’inglese ormai perfezionato nell’uggiosa quotidianità della City traducendo nella lingua d’Albione il brano ‘Entaglement’ e riaprendo le porte degli Studios dove fu inciso il disco per registrarlo in presa diretta.

Omid ha voluto riadattare il pezzo per un power trio in cui ha cantato e suonato l’elettrica accompagnato al basso da Marco Panichella alias GIEI e alla batteria da Pavone Scarmaroli degli After Crash (che hanno in promozione il disco LOSTMEMORIES). I tre si sono divisi i compiti di postproduzione: Jazi si è occupato del mixing e Scarmaroli del mastering (come sound engineer ritroviamo Shuta Shinoda), mentre Panichella (regista e sceneggiatore di professione e firma del video di ‘Eggregora’) ha diretto il video della performance che uscirà ufficialmente nei prossimi giorni.

Il video che, in stile Jazi, promette di stupire è un modo per festeggiare il primo anniversario di Tooting Bec e per entrare finalmente nell’ultima parte di un progetto pensato per fasi: il periodo dei live, delle sperimentazioni artistiche e delle nuove collaborazioni.

La canzone si trova già su Soundcloud, ma Paper Cuts vi dà la possibilità di scaricarla gratuitamente in formato MP3: basta condividere questo post.