Intervista a Paolo Gresta, autore di ‘One Shot Band’ (Arcana)

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Un’idea tanto semplice quanto affascinante: scrivere un libro sulle band che, per un motivo o per l’altro, si sono fermate al primo disco. Ci ha pensato Paolo Gresta (giornalista noto a chi bazzica voracemente il web in cerca di news artistico-musicali) che ha condensato il tutto nelle circa 150 pagine di ‘One Shot Band’ uscito per Arcana. Una bella roba che si è meritata l’attenzione di Panorama e di Paper Cuts! Se siete curiosi leggete l’intervista all’autore e poi spaccate il maialino che potrebbe essere necessario comprare il libro e qualche disco:

Domanda ricorrente, ma sempre attinente in lavori come il tuo ‘One Shot Band’: ti ricordi il momento in cui ti si è accesa la lampadina?

Certo, lo spiego proprio nell’introduzione del libro. Era mattina e stavo scrivendo, quando a un certo punto per radio passa Strange World di Ké, non so se te la ricordi. Mi venne in mente che, all’epoca (era il ’95), avevo comprato il disco e mi era piaciuto tantissimo. In quel momento pensai che era un peccato che ci si fosse dimenticati di un album così bello. E anche del suo autore. Quindi mi chiesi semplicemente: “Ma Ké che fine avrà fatto?”. Ecco, l’embolo è partito da lì!

Quanto tempo ed energie ti ha preso il progetto? Quale è stata la difficoltà maggiore che hai trovato durante la composizione e quale l’attimo più soddisfacente mentre eri alla scrivania?

Ci ho messo all’incirca un anno per completare tutto. Il problema più grande sono state le verifiche al materiale che ho inserito nel libro, che mi hanno succhiato gran parte del tempo. Ogni tanto trovavo episodi citati in qualche intervista a cui dovevo cercare un riscontro, oppure tracklist di dischi diverse da sito a sito, musicisti che da una parte figuravano e da un’altra no. Insomma, in certi casi è stato snervante! I momenti più belli, invece, sono stati quelli in cui scoprivo della grandissima musica quasi completamente sconosciuta, materiale incredibilmente moderno inciso 30 o 40 anni fa. È stato un viaggio meraviglioso.

‘One Shot Band’ è uscito con Arcana, un editore affermatissimo nel settore, vuoi raccontarci come è iniziato questo rapporto?

A settembre 2014 ricevo la telefonata di Vincenzo Martorella, mio direttore ai tempi di Muz Magazine, che mi diceva di come avesse cominciato a collaborare con Arcana. Mi chiese se avevo qualche idea per un libro, visto che dovevano attivare una serie di nuove collane. Risposi che ne avevo più di una! Così cominciammo a parlare di ‘One Shot Band’. Poi gli mandai un paio di capitoli di prova, andarono bene e il progetto iniziò. Sono stato a dir poco onorato di essere uscito per Arcana, la maggior parte dei libri di musica che possiedo sono stati pubblicati da loro. Un sogno che si è avverato! Non ringrazierò Vincenzo mai abbastanza.

Tra le band di cui parli ce ne è una che preferisci? Quale è il suo valore aggiunto, per te?

Non ce n’è solo una. Sono stati parecchi, i dischi che mi hanno davvero colpito. Su due piedi mi viene in mente l’album solista di Mark Hollis, il leader dei Talk Talk, oppure quello di John Manning. Entrambi di una bellezza insospettabile. Ma anche gli album di Tomorrow, The United States of America, Skip Spence… La cosa che accomuna tutti, forse, è la loro incredibile modernità, quell’approccio unico che rende un lavoro impermeabile al tempo. Ci sono dei suoni formidabili in alcuni dischi degli anni ’60 che ti confermano che noi, oggi, non ci siamo inventati proprio niente! Un lavoro davvero unico è quello dei Monks, la band che vedi sulla copertina del libro: un violentissimo gruppo punk che ha suonato 10 anni prima che il punk nascesse!

Dietro alla storia di questi gruppi ci sono tanti aneddoti folli e curiosi, vuoi raccontarne uno che ritieni esemplare?

Il primo che mi viene in mente e che mi sembra abbastanza indicativo riguarda i Clear Light, band di Los Angeles fondata nel 1966. Questo gruppo, oltre a possedere la caratteristica di avere due batteristi in formazione, fu prodotto nientemeno che da Paul Rothchild dell’Elektra, ovvero il genio dietro al sound di Doors e Love, tanto per dirne un paio. E infatti il disco omonimo che fecero uscire nel settembre del ’67 fu un capolavoro. Rothchild però era percepito dalla band come una specie di dittatore, un maniaco del controllo, un paranoico. Tanto che il cantante Cliff DeYoung e gli altri membri non ne potevano più di ubbidire ai suoi ordini. Così, poco prima di una loro esibizione in tv, decisero di scambiarsi gli strumenti gli uni con gli altri, combinando un vero disastro e di fatto, distruggendo la loro carriera sul nascere. Tutto questo solo perché volevano fare qualcosa di testa loro e disubbidire a Paul! Insomma, tanti gruppi sono spariti dalla circolazione per sfortuna o per la morte prematura di qualche componente, ma spesso erano i gruppi stessi a complicarsi la vita!

Domanda cattiva: c’è una band che non sopporti a tal punto da pensare che sarebbe stato meglio se avessero fatto solo un disco?

Ce ne sono a dozzine… Alcune non dovevano neanche iniziare! Guarda, adoravo i Linkin Park, il primo disco è un capolavoro. Il secondo, poi, così così. Dopo di che, un disastro totale. Sono i primi ad essermi venuti in mente, ma ce ne sono troppi…

E una che ritieni che abbia fatto un ottimo debutto e con gli album successivi sia scadutissima?

Vedi sopra! Ma mi vengono in mente anche i Babylon Zoo, restando nel solco dei dimenticati: primo disco pazzesco, il secondo invece fu terrificante. Anche qui la lista sarebbe lunghissima.

C’è una morale in ‘One Shot Band’?

Non direi, non mi sono posto il problema. Leggendo e studiando le storie di questi gruppi, però, è il caso di dire alle band emergenti di scegliere con grande cura a chi affidare il proprio lavoro e i propri sogni: spesso sono stati manager incompetenti ed etichette cialtrone a commettere errori grossolani e a condannare per sempre persone di grande talento all’oblio.

Hai altre idee letterarie per il prossimo futuro?

Ne ho un paio in testa, sì. E il lavoro che mi aspetta potrebbe essere ancora più meticoloso di OSB! Spero di riuscire a realizzarlo.

Avete spaccato il maialino?

http://www.arcanaedizioni.com/catalogo.html?page=shop.product_details&category_id=4&flypage=flypage_arcana_2.tpl&product_id=414


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