L’ho ascoltato con le farfalle nello stomaco e ve lo recensisco

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Non doveva uscire, ma è uscito. Beh, anche i diari e tutto il resto. Chiudiamola e ascoltiamocelo. In questa epoca dove tutti hanno tutto di tutti eppure non sanno un cazzo doveva succedere, anche se da queste parti gli anni ’90 non sono proprio finiti.

Quando ho premuto play mi son venute le farfalle nello stomaco come quando al liceo vedevo la ragazzina che mi piaceva e a disco è finito le farfalle sono rimaste.

Adesso ci vorrebbe la parte tecnica, l’opinione, la critica. Certo, mi tiro su le maniche e la faccio premettendo di farlo con cognizione di causa, da stronzo divoratore onnivoro di nirvanate. La premessa è doverosa perché ho letto qualche recensione forzosamente sul negativo nella quale però si intuivano alcune lacune come l’ignorare che ‘Beans’ era già arciuscita decenni fa.

Cosa c’è in ‘Montage Of Heck: The Home Recordings – Deluxe’ di Kurt Cobain?

Tanti esperimenti che mi ricordano quando facevo lo scemo con lo walkman: nell’intro della traccia di apertura ‘The Yodel Song’ che non ha un testo ma una linea vocale e quella struttura strofa/ritornello/bridge che dà quella impronta Nirvana prima di un finalino noise e Cobain che dice: “Questa chitarra sembra scordata, è rotta!”, in questa categoria va citato lo speech ‘1988 Capital Lake Commercial’ una parodia per pubblicizzare un concertino a Olympia con Swallow, Nirvana, My Name, Infamous Menagerie.

In alcuni brani Kurt soffoca il suo caratteristico urlo come se non volesse disturbare qualcuno in casa vedi ‘You Can’t Change Me / Burn My Britches (…)’ o ‘Reharsh’, in entrambi gli episodi è palese il lavoro in essere per costruire una canzone (nel primo farfuglia: “Bass part” e nell’altro canta: “Solo, solo, solo, solo, chorus, chorus”).

Ci sono anche dei bei riff con chitarra elettrica: ‘Reverb Experiment’ o ‘What More Can I Say’, delle palesi ricerche di tonalità (‘Desire’) e due telefoni che squillano mentre compone.

Parti alle quali prestare attenzione:

‘Aberdeen’ dove si rivivono le atmosfere del docu-film di Brett Morgen con Kurt che racconta in prima persona una parte della sua adolescenza di merda quando è stato buttato fuori di casa, si è trasferito dai nonni, dagli zii, ha scoperto la weed, ha bazzicato dei fighetti del cazzo, ha tentato (su avance di lei) di scopare una ragazza grassa alla quale puzzava la vagina, il padre di lei ha scoperto che qualcuno “aveva cercato di approfittare della figlia”, i compagni di scuola hanno detto a questi che era stato “il ritardato” e lui ha tentato di buttarsi sotto il treno delle undici.

‘Clean Up Before She Comes’, devo premettere che la versione conosciuta è sempre stata la canzone che mi è piaciuta meno dei Nirvana e di Cobain e che, per certi versi, mi ha sempre fatto venire in mente I Neri Per Caso, beh qua mi si riabilita. Questa versione è più scarna e il mood è decisamente grunge.

I pezzi più belli per il momento direi che sono la già conosciuta cover dei Beatles ‘And I Love Her’, la rancorosa e basata su una linea di basso ‘She Only Lies’ e ‘Poison’s Gone’ dove a un certo punto gli si rompe la voce.

Vi assicuro che 10’19” di ‘Do Re Mi’ in fondo non stancano assolutamente.

Non sarà curato, non avrà le atmosfere dell’Unplugged, ma ritrovare questa perduta anima affine e sentire che cazzo combina nella sua cameretta è stato bello, nonostante tutto.

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