Dalla Lucchesia alla Grande Mela – Intervista a Stefano Giambastiani (Acid Brains)

Dopo le date negli States, abbiamo chiesto a Stefano Giambastiani, cantante e chitarrista degli Acid Brains, di raccontarsi e di raccontare cosa vuol dire rappresentare uno dei pochi caposaldi del grunge e del buon rock in Italia in previsione dell’uscita del nuovo album ‘Thirty Three’, di cui vi mostriamo la copertina in anteprima.

acid brains cover

Cominciamo con una domanda all’apparenza facile: che ne dici di raccontare in prima persona chi sono gli Acid Brains e le soddisfazioni più grandi durante il loro lungo percorso musicale? Ovviamente partimi dal liceo!

Gli Acid Brains sono una band che spazia tra alternative rock, grunge, punk, noise e stoner attiva dal 1997. Il progetto è nato ai tempi delle scuole superiori da un’idea che proposi al batterista di allora: da li iniziò tutto e siamo ancora qua. Le soddisfazioni più grandi sono state l’aver partecipato a due sampler  per la  rivista Rock Sound,  l’essere stati intervistati da Rumore e dal Mucchio,  l’avere avuto un video presentato su Rock TV, la programmazione radio su  Rock Fm, l’aver suonato a New York, Londra, Bruxelles e in Francia di venerdì e sabato ed aver riempito i locali, l’aver suonato al Cencio’s, all’Estragon di Bologna, all’Aquatica di Milano ed al Festival di Travedona davanti a più di 3000 persone per quel che riguarda la dimensione live italiana.

La band ha suonato all’estero parecchie volte e di fronte a svariate realtà; recentemente vi siete esibiti negli States, precisamente a New York. Come è stato suonare per un pubblico “diverso” da quello cui siete abituati? Come sono arrivati in America gli Acid Brains?

Aver suonato a New York per noi è stata una grandissima soddisfazione. Il pubblico era, al contrario delle nostre aspettative, un po’ distratto e in certi atteggiamenti somigliante a quello Italiano. In Inghilterra invece e nel resto dell’Europa ho visto un pubblico più curioso, educato ed attento alle band sul palco. Ad ogni modo abbiamo ricevuto diversi complimenti ed ho avuto la conferma che il nostro sound, nei paesi anglofoni, viene apprezzato molto. Gli Acid Brains sono arrivati in America cosi come sono arrivati in UK, in Belgio e in Francia: con tanto ingegno, costanza e coerenza. Certo è che tutto e subito non si può pretendere, ci vogliono pazienza e un po’ di esperienza e, più che altro, bisogna insistere!

Tra due mesi uscirà il vostro nuovo album, ‘Thirty Three’. Come è nato e come mai questo titolo?

‘Thirty Three’ uscirà a gennaio per Red Cat Records, Audioglobe & The Orchard: è un disco sincero, che va dritto al cuore di chi lo ascolta perché senza mezzi termini racconta quel che è successo nella mia vita da quando ho compiuto 33 anni fino a quando sono arrivato ai 34. Si è trattato di un anno molto importante per me, in cui ho capito tante cose e in cui ho affrontato diverse situazioni che mi hanno fatto prendere la vita in un’altra maniera. Nel disco c’è speranza, rabbia, un po’ di immancabile tristezza, ma anche tanto coraggio, voglia di vivere, di andare avanti e di combattere. Lo ritengo un disco meno “oscuro” e decisamente più positivo rispetto ai precedenti, un disco di cui siamo orgogliosi.

Dopo tanti anni avete un nuovo batterista in formazione. In che modo questo ha inciso sul suono della band?

Aver cambiato batterista dopo che Stefano Marchi è stato con noi per ben 17 anni non è stato facile, ma devo dire che Luca si è inserito alla grande, ha imparato subito i pezzi ed ha cercato di suonare il più possibile nel nostro stile. Direi che ci è riuscito perfettamente: è un batterista potente, dinamico e picchia forte quindi non ci possiamo sicuramente lamentare!  Lo sentirete in tre delle nove canzoni che comporranno il nuovo album, mentre nelle rimanenti sei potrete trovare ancora il buon Gnefa (N.d.R il vecchio batterista) alle pelli.

ACID1

La vostra discografia è abbastanza ampia. C’è un disco a cui tu, Stefano, sei più legato emotivamente?

Rispondere a questa domanda non è facile. Logicamente direi l’ultimo, perché è il più recente ed è quello che sento più attuale, ma  sono molto legato anche a ‘Do It Better’ (2009) e a ‘Far Away’ (2006). Ogni disco alla fine mi ricorda un periodo ben preciso e sinceramente sono legato a tutti.

Come nasce un pezzo degli Acid Brains? Qual è il processo compositivo abituale che culmina in una canzone?

Scrivo io le canzoni, sia musica che testi ed ho sempre parlato di quella che è la mia vita. Negli altri dischi ne parlavo in maniera più velata mentre in quello che uscirà a breve sono più diretto, mi racconto di più. Le canzoni nascono in maniera molto spontanea, semplicemente sento che ho qualcosa da dire, prendo la chitarra, inizio a suonare, ci canto sopra e poi viene tutto il resto. Sono estratti di vita vissuta, di emozioni e sentimenti (sia positivi che negativi) messi in musica e parole a volte in maniera schietta, a volte in maniera metaforica.

La lingua preponderante nelle vostre canzoni è senza dubbio l’inglese, ma ci sono diversi episodi in italiano. Come mai questa scelta?

Le nostre canzoni erano tutte in lingua inglese fino a ‘Far Away’, poi ho iniziato ad ascoltare diverse band italiane e ne sono stato influenzato: da lì la necessità di provare a cimentarci anche nella nostra lingua. Su ‘Do It Better’ ci sono 7 canzoni in inglese e 3 in italiano, su ‘Maybe’ (2013) 6 sono in inglese e 3 in italiano. Nel nuovo ho “osato” dividere il disco in 2 parti, una in inglese (5 canzoni) e una in italiano (4 canzoni), cosi da separarle nettamente: infatti è come se fossero due EP diversi, il lato A ed il lato B di un vinile, un’idea atipica che credo possa essere interessante.

Hai anche un progetto solista, dal nome decisamente appropriato: Solo. Cosa mi dici di questo progetto che, ci sembra, è abbastanza diverso dallo stile a cui ci hai abituato?

Il progetto Solo è decisamente diverso: si tratta di un mix tra elettronica, new wave,alternative rock, noise e punk molto più cantautorale e “moderno”.  Spazio dal sound anni ’80 con le chitarre punk a cose più simili ai Radiohead o addirittura a poesie in musica e visioni varie. Ho comprato vocal beats e keys (batteria elettronica e tastiera) ed una loop station con i quali mi diverto a creare cose che escano un po’dagli schemi pur restando semplice e spontaneo.

Torniamo alla dura realtà. Come vedi/vedete il panorama musicale indipendente italiano? Ci sono delle difficoltà che avete incontrato o incontrate tutt’ora nella dimensione live?

Il panorama Italiano sarebbe buono: ci sono molte band valide e vogliose di farsi conoscere, la gente si sbatte e vorrebbe davvero fare, solo che gli ascoltatori sembrano divenuti disinteressati alla musica inedita ed è molto difficile emergere. Sono pochissime le etichette e le booking agency che davvero possono cambiarti la vita e per la maggior parte sono interessate ai soldi e a cosa è più “trendy” al momento.  All’estero c’è già più “scena” e ci sono maggiori possibilità che qualcuno ti noti e ti dia il “calcio in culo” che tutti vorremmo . Infine in Italia i locali pagano poco o niente e preferiscono far suonare le cover band rispetto ai gruppi che propongono inediti, mentre all’estero NESSUNO e ripeto nessuno fa cover: un buon motivo ci sarà.

Uno o più dischi usciti nel 2015 che ti son piaciuti particolarmente?

Sicuramente l’album solista di Thom Yorke, il nuovo dei Prodigy  ed ‘Enkadenz vol.1’ dei Verdena (il volume 2 non mi è piaciuto molto).  Non è male neanche il nuovo del Teatro Degli Orrori, mentre trovo così così il nuovo dei Muse.

Ultima domanda: quale tra i vostri lavori consiglieresti ad un ascoltatore che deve ancora scoprirvi?

Logicamente consiglio il nuovo album, che è il più vario e forse il più orecchiabile. A livello compositivo credo sia il più valido, con i pezzi in italiano che, secondo me, gli danno una marcia in più. Noi ne siamo orgogliosi e credo che sia un disco in cui una persona si possa facilmente rispecchiare. Dovendo fare una classifica, subito dopo consiglierei ‘Far Away’, ‘Do It Better’ e ‘Maybe’, poi i precedenti, che erano ancora un po’ acerbi. In conclusione ringrazio Giada e Patrick per la bella intervista e per lo spazio concessoci. Ciao a tutti!

Qui potete ascoltare ‘Make Up Your Mind’ tratta da uno dei due live nella Grande Mela:

Ed infine vi lasciamo con ‘All They Want To Go’, ultimo singolo in ordine temporale della band:

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s